COMMENTO DAVID DI DONATELLO 2019


“Sono solo un narratore e il cinema sembra essere il mio mezzo. Mi piace perché ricrea la vita in movimento, la esalta. Per me è molto più vicino alla creazione miracolosa della vita che, per esempio, una libro, un quadro o la musica. Non è solo una forma d’arte, in realtà è una nuova forma di vita, con i suoi ritmi, cadenze, prospettive e trasparenze. E’ il mio modo di raccontare una storia” (Federico Fellini)

Ieri sera si è svolta la 64 edizione dei David di Donatello, condotta da Carlo Conti. Una serata che si è rivelata più piacevole del previsto ma con molti momenti calanti.

I nostri Oscar, così ci piace chiamarli. Il premio più importante per il nostro cinema italiano, che in questi ultimi anni ci sta dimostrando sempre di più un grande miglioramento, soprattutto per quanto riguarda la proposta cinematografica di genere, portando registi che osano e sperimentano alla luce, e regalandoci film indimenticabili.

La cerimonia si apre con un omaggio a tutti i film candidati in quell’edizione con una clip celebrativa sotto le note di “We are the Champions” dei Queen. Scelta non casuale, visto che Bohemian Rhapsody è stato il film che ha incassato maggiormente in Italia nel 2018.

Proseguiamo con il primo premio annunciato, cioè, miglior attrice non protagonista, vinto da Marina Confalone per Il vizio della speranza. Seguito da Miglior fotografia per Dogman, segnandone il primo di una lunga serie per il film di Garrone.

IL PREMIO DELLO SPETTATORE OVVERO “DIAMO UN PREMIO DI CONSOLAZIONE A MUCCINO”.

Non pochi mesi fa quando sono stati annunciati i candidati, non era mancato un post che Gabriele Muccino ha pubblicato per lamentarsi delle poche nomination che aveva ricevuto A casa tutti bene, suo ultimo film. Quindi quando è stato annunciato che avrebbe ricevuto il premio per il film con le più alte presenze in sala mi è venuto non poco da sorridere.

Tutto questo ci porta a dover assistere a un siparietto che definirei imbarazzante, con tutto il cast del film sul palco accompagnati da un discorso di Muccino, che credo abbia capito solo lui, nonché infatti viene interrotto dalla magnifica Stefania Sandrelli che esordisce con “riassumendo quello che Gabriele voleva dire…” ci porta alla riflessione che questo premio sia stato istituito proprio per mettere un pezza alle polemiche inutili che aveva sollevato, dando un “contentino” anche a un film che ha avuto poche nomination, a mio modesto parere, solo perché effettivamente non ne meritava di più.

DOGMAN E LA SUA SCALATA ALLA VITTORIA

Dogman è stato il film con più candidature in questa edizione dei David, ben 15, ed è riuscito a portarsi a casa 9 premi. Edoardo Pesce ha trionfato per quanto riguarda la categoria del miglior attore non protagonista. Seguito poi dalla miglior sceneggiatura originale e dal miglior trucco.

Non è riuscito a farcela Marcello Fonte superato dall’immenso Alessandro Borghi per il ruolo di Stefano Cucchi nel film di Netflix Sulla mia pelle.

Ma questo non ferma Dogman, che si porta a casa anche miglior scenografia, per poi arrivare alla vittoria dei premi più importanti quali la regia e il montaggio, e infine la vittoria a miglior film.

GRANDI OSPITI NEL CORSO DELLA SERATA

La rosa degli ospiti è stata aperta dal regista visionario Tim Burton, a cui è stato consegnato il David alla carriera, uno dei momenti più belli dell’intera serata in cui abbiamo visto un regista, ormai, sessantenne entusiasta di presentare il suo ultimo film Dumbo che esce oggi nelle sale italiane, con l’entusiasmo di un bambino.

Scelta azzeccata quella di far consegnare il premio alla carriera dal nostro Roberto Benigni, che così da vita all’ incontro tra due cineasti che hanno dato un contributo significativo alla storia del cinema mondiale.

Più tardi è arrivata anche Uma Thurman a cui è stato consegnato un David speciale, per poi essere seguita da un altro premio alla carriera consegnato a Dario Argento.

Dario Argento non si è certo risparmiato sul palco, toccandola pianissimo nel sottolineare come in tutti questi anni, nessun suo film sia mai stato vincitore di un David di Donatello, nonostante sia un regista osannato e che ci invidiano in tutto il mondo.

SULLA MIA PELLE RIVELAZIONE

È stato il film distribuito da Netflix l’altro grande vincitore della serata, Il film sugli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi è stata una delle pellicole di cui più si è sentito parlare lo scorso anno. E nella serata dei David lo abbiamo visto trionfare in diverse categorie.

Prima fra tutte la vittoria a miglior regista esordiente a Alessio Cremonini premio consegnato niente poco di meno che da Tim Burton in persona. Per poi essere seguito dalla vittoria, non così prevedibile, di Alessandro Borghi per la grande performance che ha dato nell’interpretare Stefano.

Borghi ha tenuto il discorso più bello e toccante di tutta la premiazione.


«Questo premio è di Stefano Cucchi ed è un premio che voglio dedicare a tutti gli esseri umani e all’importanza di essere considerato tali a prescindere da tutto».

Sulla mia pelle vince anche il David dei giovani e il premio per il miglior produttore.

VINCITORI E VINTI

Fra gli altri vincitori troviamo Miglior attrice protagonista ad Elena Sofia Ricci per il film di Paolo Sorrentino Loro 1 e Loro 2 che si aggiudicano anche miglior acconciatore.

E vari premi tecnici a Capri Revolution di Mario Martone per i migliori costumi e miglior musicista

Le grandi escluse da i premi sono state le due registe donne candidate, cioè, Valeria Golino con Euforia e Alice Rohrwacher con Lazzaro Felice che non riescono a portarsi a casa nessun premio nonostante le varie nomination.

L’ITALIA NON MERITA CHIAMAMI COL TUO NOME

E Per finire voglio parlarvi della più grande amarezza della serata le sole due vittorie a Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino. Il film di Guadagnino ricordiamo candidato a quattro premi Oscar, era candidato a 12 David di Donatello, ma, ne è uscito con solo due vittorie.

La prima per miglior sceneggiatura adattata che mi vien da dire, ci mancherebbe altro, l’altra a miglior canzone originale per “Mistery of Love” interpretata da Sufjan Stevens.

Chiamami col tuo nome è un film che rappresenta l’amore in tutte le sue forme e lo racconta con delicatezza e sensualità, riuscendo a creare un connubio perfetto fra il libro di Aciman e la visione di Guadagnino.

Ieri sera tutto questo è stato per lo più snobbato, a mio modesto parere, premi come la miglior fotografia e il miglior montaggio che sono andati al film di Garrone, avrebbero meritato di andare al lavoro meraviglioso che hanno svolto Walter Fasano al montaggio e alla fotografia a
Sayombhu Mukdeeprom.

E per quanto Dogman sia una pellicola eccezionale che riflette anche sul concetto di bene e male, non riesce ad arrivare al messaggio universale di Call By Your Name che sarebbe stato un vincitore perfetto sopratutto per il mondo in cui viviamo oggi.

Mi dispiace molto che Luca Guadagnino non sia apprezzato e riconosciuto nel suo paese come lo è invece all’estero, questo mi riempie di profonda tristezza sia per lui che per i suoi lavori che meriterebbero più considerazione anche qui in Italia.

Con questo concludo, e ringrazio chiunque sia arrivato a leggere fino alla fine di questo lungo sproloquio, e vi do appuntamento all’anno prossimo.

Irene

Irene

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