COLD WAR

You are unique. I don’t want to live without you

Ci sono film sull’amore e sulla guerra, film struggenti che non ti lasciano nemmeno il tempo per riprenderti e altri che ti lasciano completamente senza parole, poi c’è Cold War.

Il film del 2018, scritto e diretto da Paweł Pawlikowski, non è solo un film che parla d’amore, ma è esso stesso un atto d’amore, uno di quei film che prendono vita una volta ogni cent’anni. Non è un caso che il film abbia ricevuto ben tre nomination ai premi Oscar 2019, tra cui quella nella categoria miglior film in lingua straniera, conquistandosi comunque il premio per miglior regia a Cannes 2018.

Trama

Protagonisti del film sono Wiktor e Zula in una Polonia che ancora fatica a riprendersi dalla Seconda guerra mondiale e che si prepara a entrare in un nuovo conflitto, uno decisamente più silenzioso del precedente, la Guerra Fredda. Wiktor, nel 1949, è un pianista incaricato di trovare dei nuovi talenti per il gruppo di danza e canto popolare Mazurek. Fra i candidati compare Zula, una ragazza che si vocifera abbia ucciso il padre e dotata di una voce unica che colpisce subito Wiktor. Inutile dire che i due inizieranno una tormentata relazione che fra altri e bassi attraverserà gli anni cruciali della Guerra Fredda, consumandosi fra Varsavia, Parigi, la Iugoslavia e Berlino. L’importante per loro non è dove trovarsi, ma semplicemente ritrovarsi, annullando in una manciata di secondi tutti gli anni e i chilometri che li avevano tenuti divisi.

È la musica a scandire il ritmo del film

Fin dall’inizio è chiaro chi sia la vera protagonista del film: la musica in ogni sua forma. È la musica che permette a Wiktor di incontrare Zula ed è proprio la musica che li terrà legati per quasi trent’anni, intrappolandoli nella sua morsa immortale.

Let’s go to the other side. The view will be better there.

La storia di Zula e Wiktor è proprio come la musica, piena di passione e sentimento, aggressiva e tormentata quanto solo certe ballate sanno essere. Proprio come la musica, la loro relazione, nonostante gli anni e i caratteri totalmente opposti dei due protagonisti, sopravvive adattandosi alle avversità e a quel clima politico che sembra totalmente intenzionato a separarli. Senza la musica, Cold War non sarebbe sicuramente quel piccolo capolavoro in bianco e nero, scandito in note anziché in minuti, che si è rivelato essere.

La dedica di Pawlikowski

“My mother was 17 when she met my father; he was ten years older. It was a great romantic love. Then they quarrelled [and split up]. Then they came together again and had me. And then they quarrelled again and divorced and had other partners, a husband even. Then they left the country separately. Then they met in the West again. And then they got together again. Then they managed to quarrel again and then, 40 years later, they died together. So it was very complicated. When I was young I was irritated by all the too-ing and fro-ing. But after they died I realised it was the mother of all love stories. That was the initial impulse for the film” – Paweł Pawlikowski

Esattamente una frazione di secondo dopo la fine del film, quando ancora lo spettatore cerca di realizzare, di metabolizzare ciò che ha appena visto, compare la dedica. Pawlikowski dedica Cold War ai suoi genitori da cui i protagonisti del film ereditano i nomi, morti nel 1989, poco prima che il muro di Berlino crollasse ponendo fine alla Guerra Fredda.

E alla fine è esattamente questo che Cold War rappresenta: una dedica. Una dedica ai genitori del regista e al loro amore, una dedica a chi si ritroverà senza parole a fissare i titoli di coda. Un inno alla musica e al cinema e a un paese le cui ferite di guerra non si rimargineranno mai.

Cold War è un film unico nel suo genere capace di oscurare per quasi tutta la sua durata quella voce fuori dal coro che era la Guerra Fredda, facendoci dimenticare quasi della sua esistenza e della forza della sua oppressione.

Voto: 9/10

Sara

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