EYES WIDE SHUT

Ispirato al romanzo breve dello scrittore austriaco Arthur Schnitzler “Doppio Sogno”, “Eyes Wide Shut” è universalmente considerata “l’opera testamento” del maestro del cinema Stanley Kubrick, che morì pochi giorni dopo aver completato il montaggio del film.

La pellicola è però una rielaborazione dell’opera di Schnitzler. Ambientato non più a Vienna ma nella New York alto borghese, vede protagonista la coppia (cinematografica e non) Nicole Kidman e Tom Cruise.

Uscito nel 1999 il film generò un considerevole scalpore nel pubblico e nella critica: nella sua complessità e multipla lettura, venne inserito nel genere “thriller erotico” per i numerosi riferimenti allusivi o ben più espliciti al tema della sessualità.

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TRAMA

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La locandina del film

Bill (Cruise) e Alice (Kidman) sono una coppia apparentemente stabile e unita appartenente all’alta borghesia newyorkese. Bill è un affascinante medico e durante una festa natalizia alla quale partecipa con la moglie viene più volte avvicinato da seducenti modelle, mentre Alice danza con un ricco ungherese senza però cedere alle sue insistenti e continue lusinghe.

Tornati a casa, la coppia (sotto effetto di marijuana) comincia a riflettere sul loro rapporto. Per Bill è basato su una cieca fedeltà nei confronti della moglie. Alice rivela però di aver “tradito” in sogno il marito durante una vacanza estiva, nella quale si era invaghita di un giovane ufficiale di Marina. Bill ne resta fortemente turbato ma è costretto a lasciare la casa per raggiungere una paziente.

Inizia così il viaggio notturno del protagonista. Bill è costretto a vagare tra le provocanti strade di New York, dove è continuamente avvicinato da donne pronte a tutto per sedurlo. L’incontro con l’amico pianista Nick Nightingale in un locale della città lo incuriosisce profondamente: Nick deve infatti esibirsi in un luogo segreto dove per entrare è necessaria non solo una parola d’ordine (“Fidelio“) ma anche una maschera per celare l’identità di coloro che fanno parte di questo gruppo.

Bill ne resta affascinato, e dopo aver trovato un costume adatto raggiunge la sontuosa villa dove si svolge l’incontro grazie alle informazioni ricevute da Nick. L’atmosfera è inquietante e onirica, e Bill prende parte a quella che sembra una funzione religiosa, seppur intorno a lui si susseguano scene di accoppiamento tra le figure mascherate. Smascherato come intruso, è costretto a lasciare il convito.

A casa trova Alice, e il confine tra realtà e fantasia diventa sempre più labile. La moglie racconta al marito un incubo che sembra descrivere le vicende appena vissute dal protagonista.

Il mistero si infittisce con la sparizione di Nick e la morte di una ex reginetta di bellezza che aveva apparentemente preso parte al convito. Bill viene convocato da un certo Victor Ziegler, che si rivela essere uno dei membri della setta. Ziegler cerca di tranquillizzarlo sulla sparizione dell’amico e sulla morte della donna, dicendogli inoltre di evitare ulteriori indagini sull’accaduto.

Bill a casa trova la moglie addormentata con accanto la maschera da lui indossata, e in lacrime le racconta tutto quello che è accaduto. Il film termina in un grande magazzino, con l’avvicinarsi del Natale. Le ultime parole di Alice sono rivelatrici, “è un bene essersi destati dai propri sogni e sarà meglio rimanere svegli a lungo”. E una richiesta quantomai esplicita conclude la pellicola.

UN TITOLO RIVELATORE

Se il film di Kubrick si presenta tutt’altro che di facile interpretazione, sembra essere proprio il titolo a venirci in aiuto. “Eyes Wide Shut” significa (testualmente) “occhi aperti e chiusi” un ossimoro che sembra definire uno dei temi chiave che muove tutta la pellicola.

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Il mondo cinematografico in cui si inseriscono i personaggi sembra intriso da un’atmosfera onirica che permane per tutta l’azione e raggiunge il suo culmine durante la scena del rituale. La grande villa dove prende luogo il convito sembra sospesa nel tempo: un mondo fantastico dove l’eccesso e la sensualità non hanno limiti, dove ogni desiderio carnale e spirituale è concesso. E Bill si immerge in questo mondo, in un vortice di tradimento psicologico continuo che non viene però mai consumato.

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Il tutto parte da un sentimento di vendetta nei confronti della moglie Alice, dopo un “adulterio” non attuato, ma desiderato. Questo “atto mancato” diventa il motore di tutta l’azione, spinge Bill verso l’allontanamento dalla casa e lo porta verso la via della seduzione. Le continue tentazioni che deve affrontare sono visivamente rappresentate dal colore rosso: rossa è la porta della prostituta alla quale si avvicina, rosso è la cromia dominante in tutta la scena del rituale.

Se nel cuore del film domina l’interpretazione onirica, gli ultimi minuti sembrano trasportarci di nuovo nella realtà. Ogni azione, ogni evento sembra avere una spiegazione razionale e il ritrovamento della maschera indossata da Bill trasporta anche l’ultimo elemento legato al sogno nel mondo reale.

Il sogno è dunque finito, come dice Alice è necessario destarsi per vedere la realtà con maggiore chiarezza. Un matrimonio apparentemente stabile, divenuto vacillante a causa di una rivelazione, sembra aver ritrovato un nuovo equilibrio. Il film si conclude in un grande magazzino qualche giorno prima di Natale, festa simbolo dell’unione famigliare. Ma le ultime parole di Alice sembrano farci comprendere quanto il sogno della trasgressione sfoci anche nella realtà, simbolo di una istintività che caratterizza l’uomo sia sveglio sia addormentato.

I PROTAGONISTI DEL “SOGNO”

Se Bill si presenta come il protagonista indiscusso di tutto il film, le figure femminili alle quali si avvicina non hanno certamente un ruolo secondario.

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Alice è una figura ambivalente: vi è in lei il seme del tradimento, il desiderio di una sessualità sfrenata che però viene placata dall’amore sincero che prova per il marito. Stuzzica gli uomini che le si avvicinano, restando però fedele a Bill. Inizialmente, durante la festa di Natale, sembra essere lei a cadere in tentazione, quando in realtà nel resto del film sarà Bill il vero fulcro dell’azione. É però Alice a definire il limite tra realtà e sogno, a solcare il confine tra quello che Bill sembra immaginare e il mondo concreto.

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Le altre figure femminili sono invece molto meno dettagliate: sono esseri bidimensionali simbolo delle pulsioni e del desiderio che spinge Bill verso la tentazione. Non hanno un ruolo, se non quello di sedurre il protagonista e rappresentano le diverse forme del desiderio. Le emozioni e i sentimenti che muovono queste protagoniste sembrano avere un ruolo marginale rispetto ai sogni di Bill.

Stanley Kubrick gioca molto sul tema del matrimonio, della fedeltà e del tradimento, lasciando lo spettatore a trarre le sue conclusioni in merito. Ogni personaggio è come il titolo del film, ossimorico: ricco di sfumature ma anche bidimensionale. Bill non sembra subire un’evoluzione vera e propria all’interno del film, così come la relazione con Alice. Un matrimonio altalenante sembra sicuramente aver trovato un certo equilibrio, che però può essere spezzato in qualsiasi momento.

Ma si ritorna all’aspetto più primordiale dell’uomo, basato sull’irrazionale e sul desiderio incontrollabile, che solo in sogno può trovare la più totale soddisfazione. E il regista dimostra come l’uomo non possa mai separarsi da questa componente onirica che tanto lo caratterizza.

“Eyes Wide Shut” è un film denso e complesso, che alla fine lascia con molte domande e in parte con l’amaro in bocca. É una di quelle pellicole visivamente impeccabili (d’altronde si parla di Stanley Kubrick) ma la cui analisi sembra quasi più soddisfacente del film stesso. Il regista ci dà molti strumenti per comprenderne i segreti, ma quello che è certo è che con la sua morte improvvisa molti di questi non verranno mai svelati. E forse è proprio qui che sta la poesia di “Eyes Wide Shut”.

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VOTO 8.5/10

Vittoria

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