GLI STEREOTIPI DI GENERE NEL CINEMA

Se analizziamo con occhio superficiale la situazione attuale di Hollywood potremmo sicuramente pensare che non ci siano molti problemi di differenza di genere e che le donne finalmente stiano ritrovando il posto che loro spetta nella storia del cinema. Se questo è in parte vero, in quanto il futuro sembra sempre più luminoso, ci sono ancora tantissime problematiche di “gender gap”. Una sfera, questa, che comprende situazioni comuni a tutte le donne, come la disparità di stipendio in corrispondenza di un ruolo alla pari, ma anche la mancanza di presenze femminili nel mondo cinematografico in generale.

Questa mancanza ha di conseguenza portato a quello che comunemente viene chiamato “male gaze”, ovvero una visione del tutto maschile della figura femminile, portando inevitabilmente alla creazione di “ruoli” sempre più stilizzati che hanno iniziato ad immobilizzare sempre più il personaggio femminile cinematografico in stereotipi ora molto difficili da combattere.

ANALIZZIAMO GLI STEREOTIPI COMUNI

Tantissimi film in questi anni, anche scritti da donne, hanno mantenuto posizioni stereotipate nel raccontare la storyline dei propri personaggi. Questo ci permette di capire quanto effettivamente sia importante avere una rappresentazione veritiera e concreta, ma soprattutto differenziata. Problema, quello della rappresentazione, che purtroppo non riguarda solo le donne. Tanti sono, comunque, gli stereotipi che ormai siamo abituati a conoscere e a volte neanche a notare, tanto sono radicati nella nostra conoscenza cinematografica.

LA “DAMSEL IN DISTRESS”

Uno dei più famosi stereotipi è sicuramente quello della “donzella in pericolo”. La donna, quindi, che ha bisogno di essere salvata dall’eroe (presentato sempre da un personaggio maschile, solitamente bianco e etero). Se pensiamo bene siamo cresciute con l’idea che un giorno saremo salvate dal nostro principe azzurro.

“Nothing can happen to me when I’m with you” – Nancy, Sin City (2005)
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Molti film Disney, per esempio, nonostante presentino protagoniste femminili “forti” (come Belle o Rapunzel) sembrano non potersi mai realizzare se non “sostenute” da un love interest, che in qualche modo diventa anche il loro salvatore. Un altro esempio tipico è Biancaneve, la quale può essere svegliata solo dal bacio del vero amore e la quale la vediamo comportarsi come la perfetta “mamma di casa” con i sette nani. Rimarcando, quindi, l’idea che la donna necessita dell’amore come valorizzazione della propria persona e che assume importanza e rilevanza solo in un contesto familiare.

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Ancora, lo stesso ragionamento è seguito nei comicmovies, dove la maggior parte delle volte il nostro eroe deve salvare la sua amata, la quale senza di lui è persa. Questo filo viene ripreso, infatti, negli action movies in generale. Quindi se Superman ha sempre la sua Lois Lane da salvare, James Bond è sempre pronto a salvare l’anima di qualche giovane donna che ha, di solito, un passato complicato. Il problema di fondo, tuttavia, non è che la donna necessiti di essere salvata, ma che sia rappresentata come se la sua caratterizzazione in quanto personaggio dipenda dal co-protagonista maschile. Basando così, in modo malsano, tutta la sua crescita e il suo sviluppo, su quello dell’altro.

DONNE CONTRO ALTRE DONNE

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Un messaggio che l’Hollywood più innovativa sta cercando di debellare è quello di normalizzare la scontrosità (solitamente ingiustificata) tra due donne o più donne. Questo stereotipo, probabilmente nato dal preconcetto che la donna è complicata e si fa mille complessi, è visibile in film anche famosi e apprezzati. Per esempio, in moltissimi teen drama solitamente sono sempre più le donne a comportarsi con poco rispetto ed educazione verso le altre. Oppure l’intera base del “Diavolo Veste Prada” è la competizione sul posto di lavoro tra Emily Blunt e Anne Hathaway, che per quanto divertente e anche risolta, comunque marcia su quello stesso stereotipo negativo.

Macy’s Salesperson: “Let’s show him what he’s been missing.”
Mavis: “No, he’s seen me recently, he knows. But his wife hasn’t seen me in a while so…”
(Young Adult, 2012)
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Tipico è anche il continuo confronto tra suocera e nuora (che vediamo anche in “Quel mostro di mia suocera”), che lottano sempre per l’amore del povero personaggio maschile che si trova in un conflitto non richiesto e nel quale non osa posizionarsi. Anche in questo caso il problema non è il fatto che esistano delle scintille tra più protagoniste femminili, ma nell’incrementare l’idea che sia normale entrare in competizione con altre donne e che sia anche in qualche modo giustificato.

Giustificato dalla spinta sociale che porta le giovani donne a dover prevaricare sulle altre per essere notate e per paura di non rientrare in quel numero di persone che riescono a realizzarsi. E giustificato dall’assurda competizione estetica alla quale ci espongono ogni giorno tutti gli standard di bellezza del tutto distorti.

L’AMORE E IL SESSO

 La vita sessuale delle donne è un’argomento che sembra avere delle forti limitazioni all’interno del cinema, molto spesso ci capita di vedere scene di sesso che danno un’idea completamente sbagliata di come le donne lo vivono. Praticamente non esistono pellicole, a parte alcuni rarissimi casi, in cui viene mostrata una scena di masturbazione femminile o di come la donna viva il sesso al di fuori di una relazione che non abbia a che fare con l’amore.

 “I’m gonna treat you so nice, you’re never gonna let me go.” – Pretty Woman
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La cinematografia moderna dovrebbe quindi raggiungere una visione più veritiera, non avendo timore di toccare certi argomenti che ancora oggi vengono considerati tabù nella nostra società, come la masturbazione, il sesso per divertimento o l’insoddisfazione sessuale all’interno di una relazione.

TOSTA SIGNIFICA SEXY

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Solitamente le donne rappresentate nei film sono dolci, innocenti e totalmente sottomesse,ma ci sono anche casi in cui esse sono delle vere e proprie “badass”. Il problema è che in questi casi sono sessualizzate ai massimi livelli; un esempio di ciò? La Lara Croft di Angelina Jolie, una coraggiosa saccheggiatrice di tombe che non ci pensa due volte a lanciarsi in una missione pericolosissima e che è incredibilmente sexy.

Il realtà il top super attillato che metteva in mostra tutte le curve della bellissima Angelina Jolie non doveva essere così estremamente sensuale, ma quando durante la prova degli abiti si accorsero che la taglia era sbagliata, i produttori decisero che era perfetto così, sessualizzando un personaggio che dovrebbe essere una vera e propria icona del “girl power”.

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Spesso l’idea che danno i film è che una ragazza può essere coraggiosa e indipendente, ma per farlo deve essere super seducente perché altrimenti non va bene: le ragazze che non si ritrovano negli standard di bellezza comunemente dettati dalla società non sono mai toste, solo a quelle super sexy è permesso e questo messaggio è totalmente sbagliato, perché non permette mai a davvero tutte le donne di sentirsi rappresentate. Quando, invece, ogni donna è “tosta” a suo modo e questo andrebbe celebrato.


L’ANGELO DEL FOCOLARE

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In “Ma come fa a far tutto” (titolo di per sé già esplicativo) la protagonista, interpretata da Sarah Jessica Parker, è una donna che finisce per rinunciare al lavoro e alla carriera per potersi dedicare a fare la moglie e la mamma: una scelta quasi obbligata da una società che vuole le donne a casa ad occuparsi dei bambini. poiché la sua vita sembra non avere senso se non è presente ad ogni singolo evento riguardante la vita dei figli, compreso il primo taglio di capelli.

“Choose me. Marry me. Let me make you happy.” – My Best Friend’s Wedding 
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Ecco che cosa ci mostra questo film: una donna che vorrebbe continuare a lavorare, ma che decide di lasciare tutto per poter essere più presente come mamma in una società che la giudica perché vuole anche qualcos’altro. E alla fine lei ci elenca i meravigliosi motivi per cui sceglie quella vita mostrandoci, nel 21esimo secolo, un’immagine che vuole la donna perfetta come “angelo del focolare” che ha come unico scopo nella vita crescere i figli e, non dimentichiamocelo, occuparsi del marito. Il tutto con addosso vestito alla moda e tacchi alti perché in casa anche l’occhio vuole la sua parte.

La presenza degli stereotipi di genere in film anche abbastanza valorizzati dalla critica ci fa comprendere come stiano diventando sempre più non solo comuni, ma proprio radicalizzati in quella che è l’idea di atteggiamento che una “leading lady” deve assumere. A tal proposito concludiamo con un cortometraggio della BBC che esprime questo concetto al meglio.

Benny, Irene, Anna.

Benny

"I believe in the power of words"

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