Horse Girl

Fra i tanti, nuovi titoli appena rilasciati da Netflix, Horse Girl è sicuramente il più particolare. Ma come ormai abbiamo imparato, particolare non è sempre sinonimo di ben fatto ma Horse Girl riesce ad aggiudicarsi comunque il suo piccolo premio.

Quando la Normalità Inganna

Il film diretto da Jeff Baena e da lui scritto insieme alla protagonista della pellicola, Alison Brie, sembra nei suoi primi minuti uno di quei classici film che vedono come protagonista una giovane donna molto timida che cerca di uscire dalla bolla che lei stessa si è costruita grazie all’arrivo del suo vero amore.

E invece, fortunatamente, Horse Girl in questo caso supera le aspettative.

La storia, dopo averci dato un quadro completo della vita piuttosto poco ordinaria di Sarah, la protagonista del film, inaspettatamente si trasforma rivelandoci la vera trama. Sarah, che già soffre di sonnambulismo, comincia a fare dei sogni ricorrenti ai quali si aggiungono poi degli episodi di amnesia. Inizialmente, Sarah crede di essere pazza proprio come sua nonna, malata di schizofrenia paranoide e che per questa ragione venne portata in un manicomio. Poi però, notando la sua incredibile somiglianza fisica la nonna, Sarah si convince di essere il clone di sua nonna – e poi anche sua nonna stessa – in un loop temporale senza fine e di essere inoltre una pedina di un grandissimo complotto che potrebbe addirittura coinvolgere gli alieni.

Che il film meriti un premio per l’originalità non ci sono dubbi.

Nulla divide realtà e immaginazione

Punto forte del film, che però lo rende allo stesso tempo anche poco comprensibile allo spettatore, è sicuramente la sua ambiguità. Risulta infatti quasi impossibile capire, non solo la trama, ma anche se gli avvenimenti siano reali o semplicemente frutto dell’immaginazione di Sarah. Criptico è anche il finale, che invece di concludere apre a infinite possibilità che sembravano avvalorare la tesi di Sarah e del suo loop temporale. Solo che, anche in questo caso, è difficile capire da che parte stia il film, è difficile capire cosa sia reale e cosa no. Ma soprattutto è difficile capire se il mondo creato da Sarah sia reale, se davvero lo scopo del film è raccontare la storia di una donna rapita dagli alieni che si ritrova in un loop temporale, o se più semplicemente è la storia di una donna e della sua malattia mentale. Tutto questo è reso ancora più difficile dal fatto che la storia sia narrata dal punto di vista di Sarah, rendendo il tutto ancora più inattendibile.

Un film che sicuramente non annoia

Potremmo dire di tutto su questo film, ma sicuramente non che sia noioso. È tutto questo grazie all’incredibile bravura di Alison Brie e al suo modo unico di dar vita a un personaggio come quello di Sarah da cui è impossibile distogliere lo sguardo.

I colpi di scena sono tanti e, proprio in linea con il film, sono ambigui e criptici e di conseguenza risultano più come un tentativo di stupire piuttosto che come un vero e proprio colpo di scena.

Ma questo film deve tutto soprattutto alla sua originalità che riesce a tenere lo spettatore incollato allo schermo anche nelle scene più complesse e poco comprensibili. E questa non è sicuramente un’impresa facile.

Voto: 7

Sara

Sara

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