Nell’Erba Alta

Siamo nel mese di ottobre e Nell’Erba Alta è il nuovo speciale di Netflix proprio per Halloween, diretto da Vincenzo Natali e tratto dall’omonimo racconto scritto a quattro mani da Stephen King e Joe Hill.

Come nel suo film debutto — Il Cubo — Vincenzo Natali incentra il suo progetto tra quattro mura. Per Il Cubo, erano quattro mura reali, come dice il titolo, erano le mura di un cubo tecnologicamente avanzato dove i protagonisti erano intrappolati. Questa volta si tratta di mura invisibili, ma la sensazione di claustrofobia che si prova è la stessa.

TRAMA

Sin dall’inizio si ha un senso di pesantezza, forse dovuto anche al cielo nuvoloso che fa da sfondo. In questo paesaggio decisamente tetro e misterioso i fratelli Cal e Becky si fermano per una sosta in macchina. Vicino a loro c’è solo una piccola chiesa grigia, il resto del percorso è circondato da erba alta e tagliente.
Poco prima di rimettersi in viaggio una voce lontana di un bambino di nome Tobin chiede aiuto, perché si è perso tra la vegetazione e non riesce più a raggiungere la strada. Impietositi i due fratelli vanno in suo soccorso senza immaginare ciò che li attende.

GLI ELEMENTI CHIAVE DI STEPHEN KING

Anche con questo nuovo progetto che dà vita ad un altro dei capolavori di Stephen King ritroviamo accuratamente rappresentati quelli che per lo scrittore sono elementi chiave per i suoi racconti del terrore. Innanzi tutto ci troviamo ad affrontare il tema dell’isolamento. Tutto diventa più spaventoso quando dobbiamo affrontarlo da soli. L’isolamento è forse l’elemento principale, lo vediamo anche in The Dome, altro progetto di Netflix.
Un altro elemento chiave è senza dubbio la disperazione come conseguenza dell’isolamento. Una disperazione che porta alla follia e infine alla cattiveria.

ASPETTI TECNICI

Nell’Erba Alta è uno di quei film che riesce a travolgerti, facendoti rabbrividire con poco. La scenografia è ridotta al minimo, il paesaggio non muta mai, se non per il passare del giorno e della notte, e gli stessi costumi di scena sono in stile minimal. Questo lascia pensare che il film abbia un’unica direzione da seguire, ma la storia presenta una certa confusione e forse è stato un errore per l’adattamento cinematografico allontanarsi dal racconto originale.

Anche i personaggi sono poco sviluppati, forse per una mancanza di un filo conduttore nella narrazione e di una sceneggiatura che dà spazio gli approfondimenti. A questo punto è bene fare una menzione speciale a Patrick Wilson (Ross Humboldt) che riesce sempre a dare vita a personaggi costantemente in bilico fra bene e male.
Se guardiamo il lato positivo, la confusione della narrazione e l’incertezza sui personaggi aiutano lo spettatore a comprendere e immedesimarsi meglio nei protagonisti e nel loro vagare disordinato e senza meta.

UN HORROR CHE SI PERDE

L’idea del film è in perfetta armonia con la mente di King e con il suo racconto, ma nei fatti è un horror che si perde nella sua stessa storia.
Durante la narrazione vengono aggiunti pezzi su pezzi che non si incastrano tra di loro, ma che vengono lasciati lì senza un obbiettivo. Come ad esempio l’inserimento di scene di un rituale o di un culto, che sembrano solo allungare la storia facendoci perdere nella narrazione stessa.

Nonostante ciò il film è carico di mistero e tensioni che spinge lo spettatore a vederlo fino alla fine. Grazie sopratutto ad un’ottima rappresentazione di un luogo metafisico che assume quasi le sembianze di una persona, o meglio, di un’entità maligna che farà di tutto, anche distorcere lo spazio e il tempo, per trattenere con se i protagonisti.
“L’erba alta” è l’unico personaggio, se così possiamo definirlo, con una personalità in mezzo ad un progetto che fila liscio fino alla fine, senza alcuna caratterizzazione.

IN CONCLUSIONE

Come altri titoli — ad esempio The Dome o La Torre NeraNell’Erba Alta è un altro tentativo fallito di cercare di dare vita ai romanzi di Stephen King. Quest’ultimo progetto ci ricorda quanto sia difficile portare sullo schermo, in meno di due ore, romanzi basati su una suspense eterna come quelli di King. Non c’è modo di modificare la natura di questi romanzi, i quali, nella maggior parte dei casi, devono restare tali.

Stephen King ha una scrittura quasi sofisticata e se si vuole dar vita ai suoi capolavori devono, come minimo, essere maneggiati da chi vuole creare cinema e non solamente produrre l’ellenismo filmetto spicciolo. Certamente Nell’Erba Alta non è degno della stessa rilevanza di Shining, ma ha tutte le caratteristiche per essere un ottimo horror. Dopotutto ci si aspettava di più da un regista come Natali, che fa un enorme passo indietro con questo film.

5/10

Cami

Camilla

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