XIII EMENDAMENTO

Se c’è una cosa che possiamo fare in questo periodo, in questi ultimi giorni talmente allucinanti da sembrare quasi irreali, dove la violenza sembra prevalere su tutto e tutti, è informarci quanto più possibile. Informarci e prendere conoscenza del nostro enorme privilegio e di quello che una superiorità basata sul colore della pelle ha fatto e continua a fare ancora oggi. XIII Emendamento è uno di quei documentari – che potete trovare su Netflix – che deve essere visto. In meno di due ore illustra nella maniera più semplice possibile non solo la gabbia invisibile che governi, politici, polizia e imprese hanno costruito indisturbati intorno alla comunità afroamericana ma anche il sistema carcerario vero e proprio degli Stati Uniti, che detengono il record come paese con il maggior numero persone rinchiuse nelle prigioni.

Se bianchi, siamo i prodotti della storia che i nostri antenati hanno scelto. Se neri, siamo il prodotto della storia che i nostri antenati non hanno scelto.

Nascita di una Nazione

Il documentario, diretto da Ava DuVernay e candidato al premio Oscar al miglior documentario è un susseguirsi di studiosi, attivisti e politici che analizzano la criminalizzazione degli afroamericani e il boom delle incarcerazioni negli Stati Uniti. Il tutto ha inizio con le immagini in bianco e nero di un film muto del 1915 diretto da David Wark Griffith, The Birth of a Nation. Film che rappresenta le persone di colore come assassini, stupratori e criminali che non avrebbero dovuto essere integrati nella società , mentre il Ku Klux Klan viene dipinto come paladino della giustizia che ristabilisce l’ordine dopo la Guerra di Secessione. Film che venne proiettato alla Casa Bianca su invito di Woodrow Wilson. Film che nel 1992 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti e che nel 1998 l’American Film Institute ha inserito al quarantaquattresimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi. Film che ha purtroppo avuto un impatto incredibile su generazioni di americani e che ha portato alla nascita di una sorta di secondo Ku Klux Klan e un conseguente aumento delle violenze nei confronti della comunità afroamericana.

Storia di una nazione

Il documentario si concentra poi sulla vita delle persone afroamericane dopo la fine della schiavitù, che era di fatto il modello economico su cui si basavano gli Stati Uniti, e su come dopo la sua fine ci sia stato un boom di arresti di persone di colore per reati minimi con il vagabondaggio. Le persone intervistate, tra cui l’attivista del movimento afroamericano statunitense Angela Davis, si concentrano quindi sul tredicesimo emendamento della costituzione americana, che abolì ufficialmente la schiavitù con eccezioni limitate a chi sia stato riconosciuto colpevole di alcuni reati. Grazie al tredicesimo emendamento le persone afroamericane finalmente libere dalla schiavitù tornavano di fatto a essere schiavi una volta arrestati, in un sistema che va avanti ancora oggi. Un sistema dove le prigioni sono a un passo dal tracollo e dove i prigionieri vengono trattati come bestie. In un paese che ospita il 5% della popolazione mondiale ma il 25% dei prigionieri mondiali.

Le prigioni americane

Parte integrante del documentario, il suo filo conduttore, è la politica. Uomini come Richard Nixon e Ronald Raegan che hanno trasformato la lotta alla droga e alla criminalità in una lotta contro le persone di colore. Uomini come George Bush e Bill Clinton che, per ottenere voti e consensi, hanno rivoluzionato il sistema delle prigioni americane, aumentando le pene e i reati per cui si poteva essere condannati, distruggendo vite e famiglie e impedendo alle persone che riuscivano ad uscire dal sistema di potersi rifare una vita. Uomini come Donald Trump che chiedeva la pena di morte per dei ragazzini di colore accusati ingiustamente – e poi rilasciati – di stupro. Ironico, vero?

Ma in particolare il documentario presta attenzione all’ALEC, consiglio americano per le questioni legislative, un’associazione dei legislatori statali e sostenitori della politica del settore privato, dimostrando l’incredibile peso che questa associazione abbia nella politica statunitense e nell’approvazione delle leggi. Leggi che in Florida hanno permesso a George Zimmerman, un uomo armato di pistola, di poter uccidere Trayvon Martin, un ragazzo di colore, per il solo fatto di essersi sentito minacciato, nonostante l’uomo con la pistola fosse lui e nonostante avesse ricevuto dalla polizia l’ordine di non sparare. Zimmerman non solo non venne arrestato ma in tribunale presentò la scusa della legittima difesa e fu rilasciato.

Black Lives Matter

Si possono mettere in prigione i rivoluzionari, ma non la rivoluzione

Ava DuVernay si focalizza sulle battaglie condotte dagli afroamericani per i loro diritti civili, soffermandosi su figure come Martin Luther King, Angela Davis, Malcom X e il movimento delle Pantere Nere. Persone e movimenti che in un modo o nell’altro sono state messe a tacere, dall’esilio, dalla polizia, dalla prigione e in alcuni direttamente dalla morte come nel caso di Martin Luther King e Fred Hampton, il capo delle Pantere Nere dell’Illinois, ucciso dalla polizia mentre dormiva nel suo letto. E quando si elimina un’intera generazione di leader, facendoli scappare, uccidendoli, incastrandoli, la comunità diventa di conseguenza più vulnerabile e questo i politici lo sapevano bene.

A distanza di anni però la situazione non è cambiata. Persone di colore continuano a essere uccise dalla polizia senza un’apparante ragione, ma come viene ribadito nel documentario l’unica differenza consiste nel fatto che oggi qualcuno può filmare quello che succede con il suo telefono e fare in modo che tutto il mondo ci debba fare i conti. Questa è la novità, non la protesta, non la brutalità.

La domanda è: alla vita di chi diamo valore?

Sara

Sara

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