NARCOS

“Il realismo magico si verifica quando in un’ambientazione realistica e minuziosamente dettagliata s’introduce un elemento troppo strano per essere credibile. Non per niente il realismo magico è nato in Colombia.”

Narcos è una serie tv targata Netflix del 2015. Narcos può essere divisa in due parti, ma oggi vi parlerò solamente delle due stagioni che vedono Pablo Emilio Escobar Gaviria come protagonista. Non che la terza stagione e Narcos: Mexico non meritino, ma le prime due erano un capolavoro irraggiungibile.

Trama

Colombia 1979, l’agente Steve Murphy (Boyd Holbrook)  della DEA, dopo aver visto morire il suo partner per mano di un narcotrafficante colombiano, decide di partecipare in prima persona alla lotta contro il narcotraffico colombiano. A Bogotá conosce Javier Peña (Pedro Pascal), il suo nuovo partner insieme al quale tenterà con ogni mezzo di fermare il narcotrafficante più ricco e benvoluto del mondo: Pablo Escobar (Wagner Moura). La serie seguirà poi la vita di Pablo che si intreccerà con quella dei due agenti, fino alla sua morte nel 1993.

La Storia

Un punto a favore della serie è sicuramente l’accuratezza storica e l’innumerevole quantità di documenti, foto e filmati reali che ci vengono mostrati durante lo scorrere degli episodi. Tutto questo non fa altro che aumentare quell’atmosfera malinconica e di costante critica nei confronti di chi avrebbe potuto fare qualcosa ma era troppo interessato ai soldi per poter agire. (Sì, Stati Uniti e CIA, parlo proprio di voi).

 Pablo Escobar

“Un giorno diventerò presidente della Repubblica di Colombia. Perciò sentite, mi guadagno da vivere facendo affari. Potete stare calmi e accettare la mia offerta o pagarne le conseguenze. Soldi o piombo. A voi la scelta.”

All’inizio può quasi sembrare che la serie romanticizzi Pablo Escobar, presentandocelo come un uomo affabile, attento ai bisogni del suo paese più dei politici, premuroso con la sua famiglia e con il sogno di diventare presidente della Colombia.

BIG SPOILER: Pablo non diventerà mai presidente della Colombia.

Però, grazie all’intervento narrativo di Murphy, si capisce fin da subito come la serie rappresenti in maniera totalmente veritiera Pablo Escobar. Il fatto che quasi tutti, guardando la serie, ci siamo schierati più volte dalla parte di un criminale, dimostra che i creatori della serie hanno fatto un ottimo lavoro, ingannandoci come Pablo era riuscito a ingannare la Colombia e il mondo intero.

La lingua originale

Altro punto forte di Narcos è sicuramente il fatto che la realtà è rappresentata alla perfezione, non come altri film e serie tv americane dove in tutti i paesi sono tutti magicamente madrelingua inglesi. Sentire le persone parlare la loro vera lingua in un contesto così lontano dal nostro aiuta sicuramente lo spettatore a sentirsi più coinvolto, più parte della serie. Inoltre, se la serie fosse stata girata interamente in inglese ci saremmo persi tante di quelle perle dette da Pablo e da tutti i suoi uomini.

La Sigla

Si dice che ci sia un giro speciale dell’inferno per quelli che saltano la sigla del Trono di Spade. Si dice anche che l’inferno di questi sia il paradiso per quelli che saltano l’intro di Narcos. Come si può saltare la sigla, come? Tuyo si canta a squarciagola con una mano sul cuore e l’altra intenta a sventolare la bandiera colombiana. Le basi, ragazzi, le basi.

“The bad guys need to get lucky every time. The good guys just need to get lucky once.”

Nel caso non si fosse ancora capito, non solo penso che Narcos sia la serie migliore sfornata da Netflix ma spero che chiunque sia alla ricerca di qualcosa da guardare si possa soffermare su questa serie e divorarla in una settimane come me.

Voto:10/10

Sara

Sara

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