VENEZIA 83, ULTIMO GIORNO: IL LEONE VA A CHI NESSUNO SI ASPETTAVA, SCAMARCIO SI PRENDE L’ORIZZONTI E ALICE SALUTA IL LIDO

di Alice
Eccoci, Spoilerinos. Undici giorni dopo, con le scarpe ormai in pensione anticipata e il badge che ho ritrovato — giuro — solo ieri sera, il sipario dell’83ª Mostra del Cinema di Venezia è calato sabato 12 settembre, in una Sala Grande che ha riservato più di una sorpresa.
E se pensavate di avere già capito come sarebbe andata, be’, la giuria di Maggie Gyllenhaal aveva altri piani.
IL LEONE FUORI DA OGNI PRONOSTICO
Il Leone d’Oro per il miglior film è andato a Woman Unknown (Kvinde Ukendt) della regista danese May el-Toukhy — fino all’ultimo esclusa dai favoriti, e proprio per questo una delle vittorie più chiacchierate dell’intera edizione.
el-Toukhy era l’unica donna in solitaria tra i ventuno titoli in Concorso, e vederla sollevare il premio più importante ha avuto, inevitabilmente, un peso che va oltre il singolo film — soprattutto dopo le polemiche di inizio Mostra sulla scarsa presenza femminile tra i registi.
Il film si è portato a casa anche la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, assegnata a Mathilde Arcel, al suo primo ruolo da protagonista: dal palco, la dedica è andata a tutte le donne che quella storia l’hanno vissuta davvero.
GLI ALTRI GRANDI NOMI DEL PALMARÈS
Il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria è finito a Possible Love di Lee Chang-dong, mentre il Leone d’Argento per la miglior regia ha premiato — colpo di scena — proprio Ilya Khrzhanovsky per Dau, il film arrivato al Lido tra le polemiche più accese di questa edizione. Una scelta che la giuria ha voluto fare nonostante (o forse proprio per) le settimane di discussioni che lo hanno accompagnato.
La Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile è andata a John Malkovich per Wild Horse Nine di Martin McDonagh — e qui, Spoilerinos, mi permetto una piccola soddisfazione personale: ve l’avevo segnalato già al secondo giorno, quando quel cast mi aveva fatto perdere il filo del discorso sul red carpet.
L’ITALIA SORRIDE CON SCAMARCIO
Buone notizie anche per il cinema di casa nostra: Riccardo Scamarcio si è aggiudicato il Premio Orizzonti per I figli della scimmia. In un’edizione dominata da nomi internazionali, un riconoscimento che permette al Lido di chiudere con un sorriso tricolore.
I GRANDI ASSENTI DAL PALMARÈS
Come sempre succede, ci sono anche i titoli attesissimi rimasti a mani vuote: Ink di Danny Boyle, che aveva aperto la Mostra, e Look Back di Hirokazu Kore-eda tornano a casa senza premi. Il cinema dei grandi festival, si sa, riserva sempre qualche cuore spezzato.
UNA MOSTRA CHE HA GUARDATO IL MONDO IN FACCIA
Al di là dei premi, quello che resterà di questa edizione è lo sguardo: Gaza, Ucraina, Iran, Camerun, Libano, gli incendi di Los Angeles. Il cinema di Venezia 83, quest’anno, non ha distolto lo sguardo da nulla — a volte urlando, altre volte scegliendo il silenzio per farsi sentire ancora più forte.
E QUINDI, SPOILERINOS, È FINITA
La cerimonia di chiusura, condotta da Greta Scarano e Nicolas Maupas — gli stessi che undici giorni fa avevano aperto tutto con un bagno in laguna e un ventaglio a forma di anguria — si è aperta con la voce di Francesca Michielin e si è chiusa su un palmarès che ha smentito quasi ogni pronostico.
Io, dal canto mio, lascio il Lido con la solita valigia troppo piena, un paio di scarpe da buttare, e la certezza — ogni anno identica — di non aver visto nemmeno la metà dei film che avrei voluto vedere.
Ma è così che funziona Venezia. Ti prende, ti consuma, e ti lascia lì a fare i conti con quanto cinema c’è ancora nel mondo da scoprire.
Grazie per avermi seguita giorno per giorno, Spoilerinos. Il Lido si spegne, ma la stagione del cinema no: tra qualche mese si riparte con la corsa agli Oscar, e a maggio, come ogni anno, ci si ritrova sulla Croisette.
Alla prossima Mostra, Spoilerinos.
Alice
