Alice arriva a Cannes… con una gamba rotta, il vento sulla Croisette e Demi Moore che umilia elegantemente il tempo che passa

Cari Spoilerinos,

Alice è arrivata a Cannes.

Non nel modo elegante che avevo immaginato mesi fa, tipo “occhiali da sole oversize, passo sicuro, ingresso trionfale al Palais”. No. Sono arrivata con una gamba rotta dopo un incidente in monopattino che definire stupido sarebbe offensivo per gli incidenti stupidi.

Quindi eccomi qui: badge al collo, stampella glamour improvvisata e dignità lasciata probabilmente sull’asfalto italiano qualche giorno fa. Eppure Cannes ha questo effetto magico: anche se zoppichi come un personaggio secondario di una commedia francese, appena vedi la Croisette illuminata dimentichi tutto. O quasi. Il dolore no, quello resta molto presente.

il Festival di Cannes è partito il 12 maggio e, come sempre, sembra vivere in una dimensione parallela dove il cinema incontra il lusso, il caos e il vento assassino che ogni anno tenta di sabotare il red carpet. Quest’anno il vento ha deciso di lavorare a tempo pieno: ha sollevato strascichi, distrutto pieghe da parrucchiere e regalato ai fotografi più meme di quanti Instagram possa contenere.

L’apertura del festival è stata affidata a La Vénus Électrique di Pierre Salvadori, una commedia romantica ambientata nella Parigi degli anni ’20 con Pio Marmaï, Anaïs Demoustier e Gilles Lellouche.

Cinema leggero, elegante, frizzante come champagne bevuto troppo velocemente. Non il film destinato a cambiarti la vita, ma quello perfetto per ricordarti perché Cannes ama ancora profondamente il glamour francese. Sala sorridente, applausi educati e quella sensazione da “iniziamo bene, poi eventualmente soffriremo emotivamente con i film in concorso”.

La vera emozione, però, è arrivata quando Peter Jackson ha ricevuto la Palma d’Oro onoraria.

Ve lo dico sinceramente: vedere Elijah Wood salire sul palco per introdurlo ha creato un’ondata collettiva di nostalgia nerd difficilissima da spiegare. Per qualche minuto il Palais è tornato il posto dove abbiamo creduto che gli hobbit potessero salvare il mondo e che i blockbuster potessero ancora avere un’anima vera. Jackson era emozionato sul serio. E anche la sala.

Poi sono arrivate Jane Fonda e Gong Li ad aprire ufficialmente il festival, e vi giuro che Jane Fonda a 88 anni ha più presenza scenica della metà delle influencer presenti sulla Croisette. Forse anche più equilibrio di me sul monopattino, ma non infieriamo.

Parliamo del red carpet.

O meglio: parliamo di Demi Moore.

Perché Demi Moore quest’anno non sta semplicemente partecipando al festival. Lo sta dominando. Abiti Jacquemus impeccabili, postura da regina immortale e quell’energia da donna che entra in una stanza e automaticamente costringe tutti a ricalibrare la propria autostima.

Accanto a lei, Ruth Negga ha trasformato ogni apparizione in una lezione di stile, mentre la giuria guidata da Park Chan-wook sembra una line-up costruita da un cinefilo insonne dopo tre espresso e una maratona di cinema internazionale. Dentro ci sono anche Chloé Zhao e Stellan Skarsgård, tanto per ricordarci che Cannes prende il cinema molto sul serio… anche mentre tutti fingono casualmente di non guardare gli outfit.

Sul fronte film, i primi giorni stanno già facendo discutere parecchio.

Pedro Almodóvar è tornato con Amarga Navidad, e sinceramente basta il titolo per capire che probabilmente usciremo dalla sala emotivamente devastati ma cromaticamente appagati.

Poi c’è Andy Garcia con Diamond insieme a Brendan Fraser, una reunion anni ’90 che ha fatto brillare gli occhi a mezzo festival.

E attenzione anche a Kiyoshi Kurosawa, che con The Samurai and the Prisoner sta raccogliendo applausi molto seri. Di quelli che a Cannes significano: “iniziamo a preparare i pronostici per la Palma”.

La sensazione generale è che questa edizione voglia puntare meno sul gigantismo hollywoodiano e molto di più sul cinema d’autore europeo e asiatico. Più storie umane, meno supereroi che distruggono città in CGI. E onestamente? Si respira meglio.

Nel frattempo la Croisette continua a essere quel posto assurdo dove alle 9 del mattino senti persone discutere di montaggio sovietico davanti a un cappuccino che costa quanto una cena normale nel resto del mondo. Dove gli yacht sembrano scenografie finte e dove ogni persona cammina velocissimo anche se non sai bene verso cosa.

Io invece cammino lentissimo. Ma con grande intensità cinematografica.

E mentre cerco di sopravvivere a scale impossibili, fotografi impazziti e sedie troppo basse per chi ha una gamba ingessata, Cannes continua a ricordarmi perché questo festival resta unico: qui il cinema viene celebrato come qualcosa di enorme, romantico e assolutamente necessario.

Anche quando devi rincorrere una proiezione con le stampelle.

E fidatevi: quello sì che meriterebbe una standing ovation.

Fino alla prossima recensione, Spoilerinos! 🎬

Alice

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