
C’è chi torna al Festival di Venezia con una valigia piena di abiti, programmi, inviti e una quantità di scarpe assolutamente sproporzionata rispetto ai giorni di permanenza.
Io torno al Lido con una domanda molto più semplice: riuscirò anche quest’anno a vedere tutti i film che mi sono promessa di vedere?
Spoilerinos, conoscendomi, sappiamo già come finirà.
Ma partiamo dall’inizio, perché Venezia 83 è ufficialmente cominciata e il Lido, come ogni anno, ha quella capacità quasi magica di trasformarsi nel centro del mondo cinematografico.
Dal 2 al 12 settembre, sotto la direzione di Alberto Barbera, la 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia torna con un programma che promette parecchio: venti film in concorso, grandi autori, ritorni eccellenti, nuovi talenti e quella miscela di cinema, mondanità e inevitabile caos che rende Venezia… Venezia.
E sì, Alice è tornata.
UN CONCORSO CHE METTE SUBITO IN CAMPO I GRANDI
Il programma di questa edizione non ha intenzione di andare per il sottile.
In concorso troviamo nomi come Danny Boyle, Werner Herzog, Hirokazu Kore-eda e Nanni Moretti. Un quartetto che, già da solo, sarebbe sufficiente a far partire una Mostra con il piede giusto.
E poi ci sono i grandi riconoscimenti alla carriera, con i Leoni d’Oro assegnati a George Clooney ed Ellen Burstyn.
Insomma, mentre io cerco ancora di ricordarmi dove ho messo il badge, Venezia ha già apparecchiato una tavola decisamente importante.
Io, invece, al massimo mi muovo tra il red carpet e il bar dell’Excelsior.
Con risultati molto meno cinematografici.
SI APRE CON INK
Ad aprire ufficialmente la Mostra è Ink, il nuovo film di Danny Boyle, presentato in concorso.
Nel cast ci sono Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy.
Una scelta che dice parecchio sul tono di questa edizione: il Festival vuole partire subito forte, affidandosi a un regista capace di muoversi tra cinema d’autore e grande pubblico con una libertà che, francamente, gli invidio parecchio.
Io, invece, al massimo riesco a muovermi tra una proiezione e l’altra senza perdere completamente il senso dell’orientamento.
E non è affatto scontato.
E ALLA FINE ARRIVERÀ GIOVANNI VERONESI
A chiudere Venezia 83 sarà invece Dio ride, il nuovo film di Giovanni Veronesi, con Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi.
Un finale tutto italiano per una Mostra che, ancora una volta, mette il nostro cinema al centro della scena internazionale.
E già immagino il momento.
Dieci giorni di proiezioni, conferenze, tappeti rossi, interviste, corse da una sala all’altra e quella classica sensazione da Festival per cui, quando finalmente capisci che giorno è, qualcuno ti informa che è già quasi finito.
Perché il Festival funziona così.
Ti prende, ti trascina dentro e quando cominci finalmente a orientarti… è già tempo di bilanci.
GRETA, L’ACQUA E QUELL’ANGURIA CHE DICE PIÙ DI MILLE PAROLE
Ma Venezia, naturalmente, non è soltanto cinema.
Prima ancora che il sipario si alzasse ufficialmente, il Lido ha avuto il suo tradizionale momento di rito: Greta Scarano è tornata nella laguna per il consueto bagno all’Hotel Excelsior.
Un appuntamento che ormai fa parte della grammatica veneziana del Festival.
Quest’anno, però, l’immagine è stata particolarmente significativa.
Greta, vestita in blu Armani, ha portato con sé un ventaglio davvero particolare: una fetta d’anguria, diventata simbolo di solidarietà nei confronti della Palestina.
Un dettaglio apparentemente giocoso, persino pop, che in realtà porta con sé un messaggio preciso.
E forse è proprio questo uno dei motivi per cui Venezia continua ad avere un fascino diverso: qui il cinema convive con la realtà, la moda con la politica, il glamour con le riflessioni sul mondo.
E ogni tanto anche con una fetta d’anguria.
GRETA E NICOLAS: IL FESTIVAL CAMBIA VOCE
A condurre le serate di apertura e chiusura saranno Greta Scarano e Nicolas Maupas.
E mi piace particolarmente che quest’anno si sia scelto di parlare di loro come conduttori, lasciando finalmente alle spalle una certa terminologia da fiaba ottocentesca.
Perché Venezia può avere tutta la magia che vuole, ma siamo pur sempre nel 2026.
E soprattutto perché, Spoilerinos, se qualcuno prova ancora a spiegarmi la differenza tra un photocall e una photo opportunity alle otto del mattino, potrei avere bisogno di un caffè prima di rispondere.
BENTORNATA, VENEZIA
Il primo giorno di Festival ha sempre qualcosa di speciale.
C’è l’emozione dell’inizio, la sensazione che per qualche giorno tutto possa accadere e quella piccola, meravigliosa illusione che questa volta riusciremo davvero a organizzarci.
Poi arrivano i cambi di programma.
Le proiezioni che si accavallano.
Gli incontri improvvisi.
Le corse.
Le scarpe che dopo qualche ora iniziano a chiedere il divorzio.
E naturalmente i film.
Quelli che ci conquisteranno, quelli che ci divideranno, quelli che ci faranno discutere per ore e quelli sui quali, magari, non saremo affatto d’accordo.
Perché un Festival non è mai soltanto una passerella di stelle.
È una gigantesca conversazione sul cinema.
E Venezia, da questo punto di vista, sa ancora essere irresistibile.
Quindi preparatevi, Spoilerinos.
Alice è tornata al Lido.
Il Festival è appena cominciato, il Leone è ancora lontano e io ho già una lista di film da vedere che probabilmente richiederebbe un’altra Mostra per essere completata.
Ma va bene così.
Perché siamo a Venezia.
E quando il cinema chiama, noi rispondiamo.
Anche se, qualche volta, non abbiamo ancora trovato il badge.
