ADDIO A PATRICK STEWART: LA VOCE CHE HA PORTATO SHAKESPEARE NELLO SPAZIO
Spoilerinos, oggi niente battute.
Questa è una di quelle notizie che ti fanno fermare un attimo, a metà di un caffè, e ti fanno pensare a quante volte quella voce ti ha tenuto compagnia.
Mercoledì 28 ottobre se n’è andato Sir Patrick Stewart. Aveva 86 anni. È morto nella sua casa di Los Angeles, accanto alla moglie Sunny, dopo un percorso breve e doloroso segnato dall’Alzheimer e dalla demenza a corpi di Lewy, come ha comunicato il suo portavoce. Una malattia di cui nessuno sapeva nulla.
CAPITANO, E PROFESSORE
Per milioni di persone, Patrick Stewart è stato due uomini.
Il primo è Jean-Luc Picard, comandante dell’Enterprise in Star Trek: The Next Generation dal 1987 al 1994, un ruolo che ha ripreso in Star Trek: Picard tra il 2020 e il 2023. Il secondo è Charles Xavier, il professor X della saga di X-Men, dal primo film del 2000.
Due personaggi diversissimi, uniti da qualcosa di raro: un’autorevolezza che non nasceva dalla forza ma dalla conoscenza, dalla ragione e dalla compassione. Persone che, quando parlano, vorresti ascoltare.
Il suo ultimo film sarà Avengers: Doomsday, e di non pensare mai di ritirarsi aveva parlato lui stesso: si sentiva un attore per sempre.
PRIMA ANCORA DELLO SPAZIO, IL PALCO
Prima di diventare Picard, Stewart era già un gigante del teatro. Per oltre vent’anni è stato una colonna della Royal Shakespeare Company, dove ha interpretato Macbeth, Otello e re Claudio nell’Amleto.
Poi, con l’amico di una vita Ian McKellen, ha portato in scena a Londra e a Broadway Aspettando Godot e Terra di nessuno, con teatri esauriti e standing ovation. E quando recitava da solo il suo Canto di Natale, sapeva tenere una sala intera col fiato sospeso.
I FILM DA RECUPERARE
Se volete salutarlo con una maratona, ecco qualche titolo che racconta quanto fosse vario.
Excalibur (1981): il leale re Leodegrance nel kolossal di John Boorman
Dune (1984): il guerriero Gurney Halleck nel film di David Lynch
Moby Dick (1998): l’ossessionato capitano Achab, in una miniserie intensa
Canto di Natale (1999): un Ebenezer Scrooge indimenticabile
Robin Hood – Un uomo in calzamaglia (1993): Riccardo Cuor di Leone nella parodia di Mel Brooks, per ricordarci che sapeva far ridere
Green Room (2015): il capo neonazista, gelido e spietato, in un horror durissimo
LA VOCE, PRIMA DI TUTTO
C’è poi la voce, che da sola basterebbe a fare di lui un’istituzione. Ha prestato il suo timbro solenne al direttore della CIA Avery Bullock in American Dad!, al faraone Seti ne Il principe d’Egitto, al narratore di Ted e all’imperatore Uriel Septim VII nel videogioco The Elder Scrolls IV: Oblivion. E anche a una divertita partecipazione in Emoji – Accendi le emozioni, a dimostrazione di una grande autoironia.
UN SALUTO
Alcuni attori li ammiri, altri ti sembra di conoscerli. Lui apparteneva a entrambe le categorie.
Ci lascia un mestiere fatto con rigore e una carriera che passa da Shakespeare a un cartone animato senza mai perdere dignità.
Grazie, Capitano. Grazie, Professore.
Alice
