Cannes 2025: De Niro, DiCaprio e la politica – Un’apertura che lascia il segno

17/05/2025 0 Di Alice

Cari Spoilerinos,
le prime giornate del Festival qui a Cannes 2025 hanno aperto il sipario su una 78ª edizione dal sapore epico, e a quanto pare, quest’anno il glamour non è solo una questione di red carpet. Se Cannes è da sempre una passerella di lustrini, sorrisi impeccabili e cineasti pieni di buone intenzioni, l’apertura di quest’anno ha ricordato a tutti che dietro la seta degli smoking può ancora battere un cuore politico – e che quando quel cuore si chiama Robert De Niro, il messaggio rimbomba.

La cerimonia del 13 maggio ha visto il leggendario attore ricevere la Palma d’Oro onoraria dalle mani di Leonardo DiCaprio, in una scena degna di un finale da Oscar (o di un’ottima campagna per un premio alla carriera, diciamolo). DiCaprio, visibilmente emozionato e ben allenato a sfoggiare eloquenza davanti al microfono, ha descritto De Niro come un’icona che parla poco ma “quando lo fa, conta”. E in effetti, conta così tanto che quando ha aperto bocca sul palco, ha fatto tremare le pareti del Grand Théâtre Lumière e forse anche qualche ufficio a Washington.

Sì, perché De Niro ha trasformato un discorso di ringraziamento in un comizio. Ha attaccato senza mezzi termini le politiche dell’amministrazione Trump, prendendosela soprattutto con la proposta di una tariffa del 100% sui film stranieri (a quanto pare, “America First” non vale per i festival internazionali). La frase “l’arte è una minaccia per gli autocrati e i fascisti di questo mondo” ha scatenato una standing ovation, anche se – bisogna dirlo – ha lasciato qualcuno più confuso che ispirato durante il Q&A successivo, definito da Vulture “surreally catastrophic”. Quando De Niro parla poco, è un enigma; quando parla tanto, è una granata.

Ma il momento dell’abbraccio tra lui e DiCaprio – due generazioni, un solo metodo – è già storia. Emozione autentica, occhi lucidi, e una foto che finirà su ogni riassunto dell’anno cinematografico. E poi, non dimentichiamolo: è Robert De Niro. Se non ha diritto a un po’ di teatralità, chi ce l’ha?

L’apertura del festival ha brillato anche per meriti propri: la proiezione di Partir un Jour di Amélie Bonnin ha dato il via a una selezione promettente, mentre gli omaggi a David Lynch e la presenza di Quentin Tarantino hanno alzato ulteriormente il tasso di cinefilia. Ma tutto è sembrato orbitare attorno a De Niro, perfino il dress code, che ha vietato nudità e abiti “oversize” (ci dispiace per gli outfit a tenda da circo – non è più il vostro anno). Sul tappeto rosso, Robert è arrivato con la compagna Tiffany Chen, e i fotografi hanno fatto il resto.

In definitiva, questa apertura di Cannes non è stata solo una festa: è stata una dichiarazione. Un festival che si apre con un’icona del cinema che parla di democrazia, libertà e arte come atto di resistenza, è un festival che vuole contare. Anche quando divide. Anche quando fa discutere. Anche quando la politica bussa alle porte della settima arte con la forza di una scena madre ben scritta.

Il cinema, ci ricorda Cannes 2025, non è solo intrattenimento. È anche un grido, una bandiera, un abbraccio.
Alice per Attention Spoilers