The Berry Pickers – Amanda Peters

Una bambina scompare in un campo di mirtilli nel Maine e la sua famiglia passa i decenni successivi a convivere con quella perdita. È questa la premessa di The Berry Pickers, il romanzo d’esordio di Amanda Peters, pubblicato nel 2023, che racconta la storia di una famiglia Mi’kmaq e delle conseguenze di una tragedia destinata a segnare più generazioni.
La storia comincia nel 1962, quando la famiglia di Ruthie, che vive in Nuova Scozia, si reca come ogni estate nel Maine per lavorare nei campi di mirtilli. La bambina ha quattro anni e viene vista per l’ultima volta dal fratello Joe, che all’epoca ne ha appena sei. Quando Ruthie scompare, la famiglia la cerca disperatamente, ma le autorità non sembrano dare alla vicenda l’attenzione che meriterebbe. Joe crescerà portandosi dietro un enorme senso di colpa, convinto di aver fallito nel proteggere la sorella.
Parallelamente conosciamo Norma, una ragazza che cresce nel Maine all’interno di una famiglia bianca benestante. Fin da bambina, però, Norma avverte che qualcosa non torna: ha sogni ricorrenti, ricordi frammentari e una sensazione costante di non appartenere veramente alla famiglia in cui è cresciuta.
About the book
Il romanzo non punta tanto sul mistero della scomparsa, perché l’identità di Norma è abbastanza evidente già nelle prime parti della storia. Il vero interesse è capire quali conseguenze abbia avuto quella separazione sulle due famiglie e soprattutto sui due fratelli.
Norma conserva infatti dentro di sé alcuni frammenti della sua infanzia, mentre Joe trascorre cinquant’anni cercando di convivere con il senso di colpa e con il dolore per la perdita della sorella. Quando finalmente la verità emerge e Norma ritrova la propria famiglia biologica, il ricongiungimento diventa anche un’occasione per affrontare un trauma rimasto irrisolto per decenni.
Ed è proprio questo il punto centrale del romanzo: Ruthie non deve soltanto essere ritrovata, ma deve recuperare una parte della propria identità che le è stata sottratta insieme alla famiglia.
Chi sono i Mi’kmaq?
Per capire davvero The Berry Pickers bisogna conoscere il contesto storico in cui è ambientato. I Mi’kmaq sono un popolo indigeno dell’area atlantica del Canada, in particolare della Nuova Scozia, e il lavoro stagionale nei campi di mirtilli del Maine rappresenta una realtà realmente vissuta da molte famiglie Mi’kmaq.
La stessa Amanda Peters ha raccontato di essersi ispirata alle esperienze della propria famiglia: suo padre da giovane andava con i parenti in Maine per raccogliere bacche e fu proprio lui a suggerirle di scrivere una storia sui raccoglitori Mi’kmaq. Il romanzo è quindi fiction, ma nasce da una memoria familiare e da una realtà storica concreta.
Il viaggio stagionale verso il Maine è importante anche perché mostra la famiglia di Ruthie prima della tragedia: una comunità unita, abituata a spostarsi insieme e a condividere il lavoro. La scomparsa della bambina interrompe brutalmente questo equilibrio.
I bambini Mi’kmaq e la sottrazione dalle famiglie
Uno degli aspetti più interessanti del libro è il collegamento tra la vicenda di Ruthie e la più ampia storia della separazione dei bambini indigeni dalle loro famiglie.
In Canada, per decenni, i bambini indigeni furono allontanati dalle proprie comunità attraverso il sistema delle residential schools, istituzioni create anche con l’obiettivo di cancellare lingue, culture e identità indigene. Nel romanzo questo elemento è presente attraverso la storia dei fratelli di Ruthie, che vengono coinvolti in un sistema scolastico pensato per assimilarli alla società bianca.
A questo si collega il fenomeno conosciuto come Sixties Scoop, con cui si indica la sottrazione di numerosi bambini indigeni alle loro famiglie da parte dei servizi sociali, soprattutto dagli anni Sessanta in poi. Molti di questi bambini furono affidati o adottati da famiglie non indigene e crebbero lontani dalla propria cultura e dalle proprie comunità.
La storia di Ruthie non è esattamente quella del Sixties Scoop, perché nel romanzo la bambina viene rapita da una donna e non sottratta attraverso il sistema dei servizi sociali. Il parallelo, però, è evidente: in entrambi i casi un bambino indigeno viene separato dalla propria famiglia e cresce senza conoscere pienamente le proprie origini. È proprio questa perdita dell’identità a rendere la vicenda di Ruthie ancora più dolorosa.
Una storia di trauma e identità
La parte più riuscita del romanzo è probabilmente il modo in cui Amanda Peters racconta le conseguenze della scomparsa. Joe non riesce mai a liberarsi dal senso di colpa e la sua vita viene progressivamente condizionata dalla rabbia e dal dolore, mentre Norma cresce con la sensazione di essere diversa senza riuscire a capire da dove derivi quella sensazione. Il trauma, quindi, non riguarda soltanto il momento in cui Ruthie viene portata via, ma continua a influenzare le vite dei personaggi per decenni, diventando un vero e proprio trauma intergenerazionale, legato non soltanto alla perdita di una figlia, ma anche alla cancellazione della sua identità Mi’kmaq. È questo che rende The Berry Pickers più di una semplice storia su una bambina scomparsa. Il romanzo parla di cosa succede quando una famiglia perde una persona, ma anche di cosa accade quando a quella persona viene impedito di conoscere la propria storia.
What Martie thinks
The Berry Pickers non è un thriller nel senso classico del termine e probabilmente non dovrebbe essere letto aspettandosi un grande mistero da risolvere. La risposta alla domanda su chi sia Norma è abbastanza evidente e il vero centro del romanzo è il percorso dei personaggi dopo la scomparsa di Ruthie. La struttura a due voci funziona bene perché permette di seguire contemporaneamente Joe e Norma e di vedere come lo stesso trauma possa produrre conseguenze completamente diverse. Il romanzo può risultare lento in alcuni passaggi e alcune svolte sono abbastanza prevedibili, un limite evidenziato anche da alcune recensioni, ma la forza dei personaggi e soprattutto il contesto storico compensano queste debolezze. Alla fine, The Berry Pickers è soprattutto una storia sulla famiglia, sulla memoria e sull’identità, ma anche sul modo in cui una ferita può attraversare intere generazioni. La storia di Ruthie è inventata, ma il mondo dal quale nasce è reale, così come è reale la lunga storia della separazione dei bambini indigeni dalle loro famiglie.
