
PLOT
Selciati tagliati ad arte, tramonti spezzati dall’orizzonte del lago, lussureggianti salotti coperti da una patina di mistero… Quando i giovani Eve, Hal, Griffin e Ren varcano la sontuosa soglia di Villa Diodati, sanno che la loro vita sta per cambiare per sempre.
Duecento anni prima, tra quelle stesse mura, erano stati concepiti romanzi come Frankenstein di Mary Shelley e Il Vampiro di John Polidori ed è per questo che loro sono lì: scelti per la loro voce letteraria, destinati a scrivere il prossimo capolavoro del gotico.
Ma ogni atto di creazione non avviene senza un sacrificio. Mentre i quattro ragazzi iniziano a scavarsi dentro alla ricerca di una storia da raccontare, il loro passato riaffiora sotto forma di visioni arti mancanti, morti che parlano, mistiche apparizioni. E quando questi si trasformano in incubi reali e la finzione letteraria si confonde con la realtà, Villa Diodati si tinge di rosso.
Durante una notte buia e tempestosa, un cadavere viene rinvenuto nel bosco.
Prima che il panico prenda il sopravvento, amori e alleanze sbocciano tra le mura della villa e scioccanti rivelazioni fanno capolino dagli anfratti più bui dell’enigmatica magione.
C’è qualcuno che li osserva. Qualcuno che sa.
Ma la vera domanda è possono ancora salvarsi o qualcuno ha già scritto le loro storie?
ABOUT THE BOOK
Young Gothic è un romanzo ispirato alle leggende legate a Frankestein, una storia inquietante
ambientata ai giorni nostri. Ma è anche una divertente rivisitazione della letteratura gotica e dell’horror in generale, disseminato di strani avvenimenti piuttosto terrificanti, che stravolgono la realtà dei quattro sconosciuti che vivono in una casa, mentre il passato sembra ripetersi. Il libro gioca anche con i film horror, scomponendone i diversi elementi (il viaggio, il sapiente, ecc.) e utilizzandoli come titoli dei capitoli. La trama è un po’ fuorviante: nessuno muore fino all’inizio dell’ultimo atto. La morte non è affatto il fulcro del libro, ma qualcosa che spinge la storia verso il suo finale, il quale lascia libero sfogo al lato caotico dell’horror gotico in modo molto soddisfacente.

ABOUT VILLA DIODATI
Il 1816 (l’anno senza estate) fu davvero strano: la temperatura globale del pianeta si era abbassata forse perché, qualche tempo prima, una devastante eruzione del vulcano Tambora (isola indonesiana di Sumbawa) aveva stravolto il clima in mezzo mondo.
In che modo trascorrere, quindi, le serate di villeggiatura migrando dalla fredda e grigia Inghilterra verso località più salubri e amene? È ciò che si domandarono alcuni scrittori e amanti della letteratura, riuniti intorno al caminetto di Villa Diodati (ex Villa Belle Rive), a Cologny (cantone di Ginevra).
I loro nomi sarebbero diventati molto famosi: Lord Byron – che celebre lo era già e aveva affittato la dimora -, il suo medico personale John William Polidori, il poeta Percy Bysshe Shelley con la futura moglie Mary Wollstonecraft Godwin, accompagnata dalla sorellastra Claire Clairmont, amante di Byron.
Suggestionata dai racconti sovrannaturali di Fantasmagoriana, antologia tedesca di genere gotico popolata di spettri e stanze maledette, complice l’uso del laudano (oppiaceo molto in voga all’epoca), la comitiva pensò di cimentarsi in una sfida letteraria: ciascuno di loro avrebbe scritto un racconto horror da leggere nelle sere seguenti.
Fra tuoni, fulmini, saette e piogge torrenziali che si abbattevano sul lago di Lemano, la fantasia della giovane Mary diede vita a una creatura mostruosa, il dottor Victor Frankenstein; il suo romanzo fu pubblicato due anni dopo con il titolo Frankenstein o Il moderno Prometeo.
L’ambizioso Polidori, che aveva bruciato le tappe laureandosi in medicina a soli diciannove anni con una tesi sul sonnambulismo, inventò la figura del vampiro versione eroe tenebroso (un chiaro riferimento a Byron). Lord Rutwen, questo il nome scelto, era un cinico e imperturbabile aristocratico che si nutriva del sangue di giovani vittime succubi del suo fascino manipolatorio.
Al termine di quella strana estate, lo sfortunato medico fu licenziato da Lord Byron, il quale pubblicò un racconto praticamente copiato da quello di Polidori, incassando un successo senza precedenti.
Nell’arco di tre anni, John Polidori si suicidò con il veleno mentre l’esistenza burrascosa di George Gordon Byron si concluse in Grecia, dove il poeta ribelle era corso a sostenere la guerra di indipendenza contro l’impero ottomano, a causa di una meningite. Tragica anche la fine di Percy Bysshe Shelley, morto annegato per il naufragio della sua goletta al largo della costa ligure: in tasca aveva un libro di poesie dell’amico John Keats.
