AWARD SEASON: SEI FILM PREMIO OSCAR DA RECUPERARE

La stagione dei premi è ufficialmente iniziata. Golden Globe, BAFTA, Critic’s Choice Award, i premi per i migliori film e per le performance che più hanno conquistato la critica si sesseguono senza sosta per tutto Gennaio, con un unico obiettivo: partecipare alla tanto agognata corsa agli Oscar.

I premi più ambiti e più discussi del cinema verranno annunciati il 10 Febbraio ma non risulta difficile pronosticare chi saranno i protagonisti di questa 92esima edizione. Ricca di titoli accattivanti e di grande valore, il merito va anche alla presenza di grandi nomi come Scorsese o Tarantino tornati alla ribalta e pronti a concorrere per ottenere l’ambita statuetta dorata.

Ma è ancora troppo presto per parlare del miglior film di questo 2020, e per entrare nello spirito di questa award season, facciamo un tuffo nel passato alla scoperta di sei film premio Oscar che hanno caratterizzato l’ultimo ventennio cinematografico.

THE DEPARTED

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Maestro del cinema per antonomasia, Martin Scorsese nel corso della sua proficua carriera ha regalato delle pellicole emozionanti e complesse, ricche di personaggi ambigui e indimenticabili. Da sempre abile nel giocare con i generi, dimostra di dare il meglio di sé con i gangster movie (e la sua ultima fatica, “The Irishman”, ne è la dimostrazione), ed è proprio “The Departed”, nel 2007, a portarsi a casa la statuetta dorata più ambita, come miglior film.

Remake occidentale di “Infernal Affairs”, thriller cinese diretto da Andrew Lau e Alan Mak, Scorsese spiazza lo spettatore con un poliziesco ambientato a Boston dove ogni personaggio cela la propria identità. Se Leonardo DiCaprio interpreta magistralmente un agente infiltrato nella banda dello spietato boss della malavita irlandese Costello (Jack Nicholson), Matt Damon è la sua controparte, talpa all’interno della Polizia di stato per lo stesso Frank Costello.

Scorsese si dimostra un maestro nel mantenere altissima la tensione, complice anche una regia fluida e consapevole, e un cast di altissimo livello. Leonardo DiCaprio, amico e attore feticcio del regista, guida questo gruppo, affiancato da un Jack Nicholson spaventosamente impressionante e a un Mark Wahlberg estremamente in parte, tanto da aggiudicarsi la nomination al miglior attore non protagonista.

Seppur Scorsese non scherzi con gli ineguagliabili virtuosismi tecnici, è la sceneggiatura a rendere “The Departed” uno dei thriller più affascinati e coinvolgenti degli ultimi anni, aggiudicandosi con merito il premio alla miglior sceneggiatura non originale.

BIRDMAN

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“I’m nothing. I’m not even here”. É il 2015, ed è alla 87esima edizione degli Oscar, che il regista messicano Alejandro González Iñárritu sorprende il pubblico e la critica portandosi a casa il premio come miglior film per “Birdman”. Commedia nera ambientata a Broadway, segue il declino di un ex attore di cinecomic (Birdman), costretto a realizzare un mediocre spettacolo teatrale, al quale neanche lui stesso sembra credere.

Sconvolgente e a tratti surreale, il film colpisce per la sua umanità e per come tratteggia la densa e complessa psicologia dei personaggi, che sembrano inglobati all’interno del teatro, che diventa quasi una prigione non solo per il protagonista ma anche per i personaggi che lo circondano. Visivamente affascinante, Iñárritu dimostra le sue indubbie capacità registiche arricchendo la pellicola di complessi piani sequenza che seguono passo passo i protagonisti e le loro storie.

Ma il merito deve essere esteso anche a un cast che regala delle performance indimenticabili, capaci di caratterizzare anche con un solo sguardo i differenti personaggi. Michael Keaton, in primis, riesce a bilanciare perfettamente la lucida (inizialmente) follia di un uomo che sembra aver perso la sua identità, rubata da un sistema cinematografico che lo vede solo come mero prodotto commerciale. Ma una menzione d’onore la merita Emma Stone, i cui occhi spiritati restano nella memoria dello spettatore che dimostra avere una splendida chimica con Edward Norton, che mette in scena un cinico e sfaccettato attore teatrale.

Il film fece incetta di nomination, sia per il cast ma soprattutto per la componente tecnica, divenendo una vera vittoria per Iñárritu, che si portò a casa, insieme al premio di miglior film, quello di miglior regista, spianandogli la strada per un futuro cinematografico di indubbio successo.

MOONLIGHT

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Molti di voi sicuramente si ricorderanno di questo film grazie allo scambio di buste agli Oscar 2017: come dimenticarsi quel momento, in effetti?
Scritto e diretto da Barry Jenkins, il film si basa sull’opera teatrale In Moonlight Black Boys Look Blue.

Nonostante sia la sua trasposizione cinematografica, la struttura del film rimanda alla classica divisione in atti. Si tratta di una storia divisa in tre parti: l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta di Chiron, un ragazzo di colore cresciuto a Miami.
Chiron cerca di trovare il suo posto del mondo e, nel farlo, scopre volta per volta un pezzo in più della sua identità.
“Moonlight” è particolare. Non è un film per tutti e, soprattutto, non è un film leggero. Al contrario, offre interpretazioni magistrali che lasciano a bocca aperta e causano un turbinio di emozioni nello spettatore.

Trattando argomenti delicati quali la droga, l’infanzia difficile e la prostituzione, Moonlight racconta la storia di Chiron in modo intimo ma senza cadere nella banalità.
Grazie al grande lavoro svolto, alle capacità recitative e di scrittura, questo film si è aggiudicato numerosi riconoscimenti, tra cui l’Oscar 2017. Inoltre, si tratta del primo film a tematica LGBT e con un cast totalmente composto da attori afroamericani a ottenere questo riconoscimento, e queste due peculiarità fanno di esso un film con un significato aggiunto ancora più profondo.

GREEN BOOK

Green Book

Passiamo ora al film vincitore dello scorso anno: “Green Book”. Diretto da Peter Farrelly, il film ha come protagonisti Viggo Mortensen e Mahershala Ali. È ispirato alla storia vera di Tony Lip (pseudonimo di Frank Anthony Vallelonga), padre di uno degli sceneggiatori del film, e di Don Shirley.

Tony Lip (Viggo Mortensen) è un buttafuori italo-americano che nel 1962 venne assunto come autista da Don Shirley (Mahershala Ali), uno dei pianisti jazz più famosi al mondo.
Tony ha come compito di guidarlo da New York fino agli stati del Sud, in posti in cui i diritti civili degli afroamericani sono nettamente inferiori a quelli assicurati alla popolazione bianca.
Nel farlo, Shirley consulta il libro Negro Motorist Green Book: una mappa di luoghi e servizi in cui anche gli afroamericani sono ben accolti.

Una storia fatta di sorprese, nuove scoperte e rispetto. Dovendosi confrontare con il razzismo ma anche l’umanità delle persone che incontrano, Lip e Shirley impareranno prima di tutto a conoscersi e rispettarsi a vicenda. Per i protagonisti non conta la meta, ma il viaggio, non solo “geografico”. Percorrendo grandi distanze, per un paio mesi condividono ogni istante della giornata, comprendono l’importanza del rispetto e della condivisione. Green Book è un racconto umano, pieno di sentimento, con una coppia di attori di grande talento. Un film che fa bene all’anima.

A BEAUTIFUL MIND

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Vincitore dell’Oscar come miglior Film del 2002, “A Beautiful Mind” , biografia del matematico e premio Nobel John Nash, non si accontenta di una sola statuetta e riesce a portare a casa anche il premio per la Miglior Regia, Miglior Attrice Non Protagonista e Miglior Sceneggiatura Non Originale.

Il film del 2001, diretto da Ron Howard e sceneggiato da Akiva Goldsman, vede Russell Crowe, anche lui candidato ma che purtroppo si è dovuto accontentare solo del Golden Globe, nei panni del protagonista. Ad accompagnare Russell Crowe c’è Jenniffer Connelly, che invece l’Oscar è riuscita a vincerlo, dando vita a una delle migliori performance della sua carriera.

Il film, a differenza di molti altri basati su biografie, sceglie di concentrarsi non solo sul lavoro e sulla mente geniale di John Nash, ma sulla sua malattia che putroppo è stata il peso da pagare per un cervello come il suo.

John Nash soffriva infatti di una grave forma di schizofrenia di tipo paranoide che per anni lo ha portato a credere di essere parte di un piano segreto per intercettare i Russi e sconfiggerli definitivamente durante la Guerra Fredda. Nash, dopo anni passati tra manicomi, farmaci e numerose sedute di shock insulinico, riesce, grazie all’amore e il sostegno di sua moglie, a riprendersi la sua vita e torna a insegnare, consapevole che le sue visioni non lo abbandoneranno mai proprio perché sono ormai una parte della sua vita, ma che sta solo a lui decidere quanto potere dare alle sue allucinazioni.

SPOTLIGHT

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Premiato agli Oscar del 2016 come Miglior Film e Miglior Sceneggiatura Originale, “Il Caso Spotlight” è riuscito a far tremare un’istituzione intenta da anni a seppellire i suoi segreti e proteggendo i suoi criminali come mai nessuno era riuscito a fare nella storia. 

Il film, diretto da Tom McCarthy, si concentra sulla squadra giornalistica Spotlight del Boston Globe  che comincia nel 2001 una clamorosa indagine che svela gli abusi sessuali perpetrati da oltre 70 sacerdoti dell’Arcidiocesi di Boston ai danni di minori, abusi che erano stati continuamente insabbiati dall’autorità ecclesiastica.

Lo scandalo che, a cavallo tra il 2001 e il 2002, travolse la diocesi di Boston diede il via a un’indispensabile, anche se comunque sempre troppo tardiva, presa di coscienza in ambito cattolico della piaga degli abusi di minori ad opera di sacerdoti coperti non solo dalla Chiesa ma anche dalle alte sfere della politica.

Il Caso Spotlight è un film narrato con un’umanità e una sensibilità disarmanti che non può non lasciare indignati davanti a migliaia di vite spezzate da persone il cui “lavoro” dovrebbe essere quello di amare.

Articolo scritto da Vittoria, Ilaria e Sara

Vittoria

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