Il biglietto stellato – Recensione

La trama de Il biglietto stellato

Nel clima euforico della società russa da poco uscita dal terrore staliniano, un giovane scrittore pubblicava a puntate, sul mensile “Junost'” (Giovinezza), un romanzo destinato a diventare il primo bestseller della storia editoriale sovietica, vero caso internazionale tradotto subito in decine di paesi. Era il 1961, il nome dello scrittore Vasilij Aksenov, il titolo del libro Il biglietto stellato, romanzo di formazione sulle vicende del diciassettenne Dimka, inquieto e sognatore, che lascia la soffocante stabilità famigliare per andare verso l'”Occidente” dell’URSS, l’Estonia, insieme a un gruppo di amici.

Il rapporto tra Dimka e Viktor

All’apparenza, Dimka e Viktor non potrebbero essere più diversi. L’autore ci offre elementi importanti fin dall’inizio del romanzo per comprendere sia le loro personalità che il loro rapporto. Dimka è un adolescente, entusiasta di star vivendo quel periodo di agognata libertà. Immersi nell’epoca del Disgelo, i giovani iniziano a guardare l’Occidente con interesse: leggono le opere di Hemingway, seguono mode non convenzionali e ascoltano musica jazz, all’epoca considerata proibita. D’altro canto, Viktor sta cercando di concretizzare il suo futuro attraverso il dottorato di ricerca. Proprio per le sue ambizioni, i genitori dei due fratelli (in special modo la madre) danno maggior rilevanza a Viktor: questo atteggiamento suscita molto fastidio in Dimka. Il ragazzo infatti, fin dalle prime pagine, non tenta di nascondere il suo malcontento, anzi. Lo prende in giro per mostrare sia il suo disagio, sia per far capire che se n’è accorto di questa differenza di trattamento. Viktor appare più composto rispetto al fratello minore e sembra seguire ideali più tradizionali. Ciononostante, Viktor non è poi così tanto diverso da Dimka.

Nel corso del romanzo, il primogenito esprime dubbi sul suo percorso di vita. Ha scelto di andare avanti con gli studi ed è rigoroso: ma è davvero così convinto di quello che sta facendo? A cosa andrà incontro? A queste domande Viktor non riesce a darsi una risposta. Quello che emerge però è la sua ammirazione per Dimka. Suo fratello minore infatti preferisce smantellare e criticare le convenzioni. Apparentemente, la sua ribellione è l’espressione dell’essenza adolescenziale, pronta a mettersi contro tutto ciò che è tradizionale in modo superficiale. In realtà, Dimka ha una sua profondità e questo Viktor lo sa bene. Lo sa talmente bene da essere l’unico adulto in grado di vedere e comprendere le domande che tormentano il fratello. I quesiti che si pone Dimka e il suo gruppo di amici, lo portano a prendere la decisione (piuttosto improvvisa) di partire per Tallinn.

Il percorso di formazione di Dimka

Il viaggio che compie Dimka e i suoi amici è geografico e formativo. Lontani dai genitori e dalla propria casa, i ragazzi potranno conoscere sé stessi in una modalità inedita e travolgente. Tutti insieme cercheranno di capire che cos’è l’amore, quali sono le loro aspirazioni e talenti e che uomini e donne vogliono essere. L’elemento straordinario è la varietà dei percorsi di formazione dei ragazzi: ognuno trarrà le proprie conclusioni e decideranno, anche a costo di allontanarsi dalla famiglia e dagli amici, cosa è meglio per loro. Alcuni protagonisti quindi, alla fine del romanzo, riusciranno a concludere il loro percorso di formazione. Altri invece, rimarranno a metà strada perché sono troppe le domande a cui non sanno dare risposta. Ciò non significa che il viaggio intrapreso non abbia aiutato alcuni di loro a comprendersi meglio: semplicemente, la loro strada non si ferma lì.

Questo tipo di percorso potrebbe far empatizzare diversi lettori, specie di questa generazione poiché potrebbero ritrovarsi negli stessi dubbi, paure e speranze. A oggi, Il biglietto stellato non è più in circolazione ma se avete la possibilità di averlo tra le mani, vi consiglio di dare una possibilità a questo piccolo gioiello.

Federica

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