LA VITA DOPO I FIGLI

TRAMA

“Sentendosi emarginate e dimenticate, Carol, Gillian e Helen, tre amiche di lunga data, decidono di andare a New York per riallacciare i rapporti con i rispettivi figli. Nel frattempo si rendono conto che le vite dei figli non sono le uniche ad aver bisogno di una svolta. Un percorso di riconnessione diventa un percorso di riscoperta che obbliga le protagoniste a ridefinire la loro relazione con i figli, gli amici, i mariti, ma soprattutto con se stesse.” – MYmovies.

Un film dalla premessa leggera, decisamente lontano dal genere di pellicole in cui mi cimento di solito e da cui non mi aspettavo nulla. L’approccio è stato scaturito dalla presenza della bellissima e fenomenale Angela Basset, la cui presenza è sempre una certezza, grazie alla sua capacità di catturare lo spettatore ogni volta che appare sullo schermo.

Ambientato nella città che non dorme mai, il film  si apre sulla problematica asfissiante che prima o poi tutti dovremo affrontare: la crescita. La conquista dell’indipendenza come figli e la consapevolezza di aver fatto quanto possibile come genitore perché questo accadesse.

I tre figli delle protagoniste sono già uomini, talmente impegnati con le loro vite da dimenticarsi della festa della mamma, elemento che porterà le tre donne all’esasperazione e alla scelta di spostarsi a New York per trasferirsi temporaneamente a casa dei loro figli che, si scoprirà, non sono sempre stati del tutto sinceri con loro.

I TEMI

Il film è riuscito spesso a farmi sorridere, anche grazie alla forte empatia tra le tre attrici protagoniste, ma ad avermi davvero piacevolmente stupito sono state le tematiche affrontate.

Si parla di omosessualità, di adozioni, di relazioni nocive e di rapporti con minori, senza che il tutto risulti forzato. New York è una città viva, moderna, ed è naturale che le tematiche al suo centro siano più realistiche e inerenti della società in cui viviamo.

Nonostante il tono leggero che, in quanto commedia, il film mantiene per tutto il film, i temi sono ben approfonditi e non semplicemente buttati lì nel tentativo di accontentare una maggiore fetta di pubblico. E’ un elemento che ho apprezzato molto ma, purtroppo, come già detto, con questo genere di film sono molto pignola. Trovarne uno in grado di tenere alta la mia attenzione per tutta la sua durata è un’impresa titanica se non addirittura impossibile. Infatti, a metà del film, come spesso accade in queste pellicole è arrivato lo “screzio” che ha separato temporaneamente le protagoniste, dopo una discussione decisamente animata. Il problema è che la mia attenzione in quel momento era calata talmente tanto, a causa del cliché della separazione prima del finale felice, che non ricordo assolutamente la motivazione alla base di questa scelta.

IN QUANTO FIGLIA

Non sarà stato il mio genere, mi avrà anche annoiato in alcune parti, ma mi ha lasciato qualcosa. Finite le superiori, crescendo, e avvicinandomi a ciò che desidero essere, mi sto inevitabilmente allontanando da mia madre ed è stato spaventoso e profondamente deprimente notare con quanta facilità un rapporto tanto speciale possa deteriorarsi. Non è un film di fantascienza, è un film sincero e realistico su quelle che sono storie che tutti abbiamo sentito. Ci si vede di meno, ci si sente di meno, si sostituisce la parola con il messaggio e lentamente ci si incontrerà solo durante le festività.

Non è scritto da nessuna parte che debba andare a finire così ma è una possibilità e fa paura, perché l’idea che mia madre rimanga sola, insoddisfatta e triste mi uccide.

Quindi sicuramente in qualcosa questo film è riuscito e solo per questo ne consiglio la visione.

Voto: 7/10

Alicia.

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