One Life

Plot
Alla fine degli anni Trenta, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, un giovane agente di cambio britannico di nome Nicholas Winton – interpretato qui da Johnny Flynn (foto sopra) e, in seguito, da Anthony Hopkins (foto sotto il titolo) – si reca in Cecoslovacchia per vedere con i suoi occhi la crisi umanitaria e il panico crescente tra la comunità ebraica in esilio nel Paese. Rimase talmente scioccato da ciò che vide che, con l’aiuto dell’indomita madre Babette (Helena Bonham Carter – foto sotto), contribuì al salvataggio di 669 bambini, la maggior parte dei quali ebrei, un’impresa per la quale divenne in seguito noto come “lo Schindler britannico”.

About the movie
È una storia emozionante, impossibile da guardare senza considerare l’odierna riluttanza della Gran Bretagna nell’offrire rifugio a chi ne ha più bisogno. Winton, che alla fine fu nominato cavaliere per le sue azioni, è senza dubbio un eroe da celebrare. E questa solida opera prima di James Hawes (noto soprattutto per lavori televisivi come Slow Horses e Snowpiercer) fa proprio questo, centrando doverosamente tutti i punti emotivi previsti e prendendo spunto da una famosa coppia di episodi della serie televisiva That’s Life! del 1988 per un finale in un crescendo strappalacrime.
Il film si divide tra due periodi chiave della vita di Winton. Il primo, alla fine degli anni Trenta, lo segue come un giovane idealista che si congeda dal suo lavoro in città per recarsi a Praga. Lì incontra Doreen Warriner (Romola Garai), un’efficiente economista britannica divenuta umanitaria che, in base a ciò che vediamo qui, sembrerebbe più che meritare un film tutto suo. Membro chiave del Comitato Britannico per i Rifugiati dalla Cecoslovacchia, Warriner è imperturbabile e stimolante, con i capelli immacolati e i tacchi che scattano imperiosi, mentre gestisce sfacciatamente il movimento segreto dei rifugiati ebrei sotto il naso dei nazisti. La Garai è fantastica e si vorrebbe che ci fosse di più nel film. Altrettanto brava è la Bonham Carter nei panni dell’affascinante e tenace Babette Winton, una donna che, munita solo di una pelliccia e di uno sguardo severo, è in grado di fare miracoli con i leccapiedi del governo britannico.
Nell’ultima parte, ambientata negli anni Ottanta, Nicholas Winton è andato in pensione e, per volere della moglie Grete (Lena Olin), ha iniziato a sgomberare dalla loro confortevole casa di Maidenhead gli scatoloni accumulati in una vita, tutti pieni di dettagli di varie iniziative di beneficenza. Tra questi c’è una valigetta malconcia contenente i nomi e le foto dei bambini di cui ha organizzato la fuga da Praga. Winton non è il tipo d’uomo che si fa notare, ma si rende conto che si tratta di un archivio di importanza storica. Dopo un paio di false partenze, incontra Elisabeth Maxwell, moglie del magnate dei giornali Robert Maxwell, e la storia del notevole contributo di Winton al Kindertransport viene ripresa dai media.
Hawes adotta un approccio visivo distinto per ciascuno dei periodi: la macchina da presa degli anni Trenta ha un senso di urgenza e di presa a mano; la tavolozza dei colori, in particolare nelle sezioni praghesi, privilegia i grigi freddi e minacciosi. Al contrario, nei segmenti degli anni ’80 la macchina da presa è più ferma e contemplativa e i toni dei colori si fanno più caldi e accoglienti. Ma ciò che unisce le due sezioni è il personaggio di Winton e l’empatia tra le due interpretazioni principali.
Flynn e Hopkins non si assomigliano in modo impressionante, ma sono riconoscibili come lo stesso uomo attraverso i manierismi fisici e le stranezze vocali (“Casa!”, annuncia ogni volta che varca una porta, che sia nella Hampstead degli anni ’30 o nella Maidenhead degli anni ’80).
Entrambi sono eccellenti, anche se Flynn ha probabilmente il compito più facile, essendo il protagonista della parte più convenzionalmente eccitante della storia. Hopkins, nel frattempo, si dimena per tutto il film in una performance insolitamente bassa che acquista forza in modo furtivo fino a quando non ci strappa il cuore con le scene nello studio televisivo di That’s Life!

– martie

martie

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