SHAME

We are not bad people, we just come from a bad place.

TRAMA

Brandon ha un problema di dipendenza dal sesso che gli impedisce di condurre una relazione sentimentale sana e lo imprigiona in una spirale di varie altre dipendenze. Nulla traspare all’esterno: Brandon ha un appartamento elegante, un buon lavoro ed è un uomo affascinante che non ha difficoltà a piacere alle donne. Al suo interno, però, è un inferno di pulsioni compulsive. Va ancora peggio alla sorella Sissy, bella e sexy, ma più giovane e fragile, la quale passa da una dipendenza affettiva ad un’altra ed è sempre più incapace di badare a se stessa o di controllarsi. – MYmovies.

E sarà proprio l’arrivo della sorella a sconvolgere la vita di Brandon. Un ambiguo rapporto dove alla base ci sono sentimenti repulsivi quanto attrattivi rendono inquieto e decisamente non a proprio agio lo spettatore. Durante la visione del film, io personalmente, ho temuto costantemente che la relazione tra i due precipitasse nell’incesto o in un episodio di violenza ingiustificata ma in compenso ho ricevuto solo dialoghi ricchi di pesante risentimento e accenni di un passato tutt’altro che sereno. Ed è sufficiente questo per intuire che il film non finirà nel migliore dei modi.

IL POTERE VISIVO AL SERVIZIO DELLA NARRAZIONE

Steve McQueen, artista e già vincitore di un Oscar nel 2014 (12 anni schiavo) si serve ancora dello strabiliante Fassbender per portare a termine la sua opera, avvicinandosi molto ad uno stile già da lui utilizzato in Hunger, purtroppo mai distribuito in Italia. La fotografia è fredda, statica, molto minimalista. Non si tratta solo di inquadrature o di colori, ma anche della scelta dell’arredamento dell’appartamento di Brandon, delle strade da lui percorse durante le corse serali liberatorie quando il peso della sua dipendenza torna a schiacciarlo.

Persino i dialoghi sono pochi, spesso talmente accennati da lasciar dedurre che al di sotto nascondano ben altro. Non sappiamo nulla sul passato dei due fratelli eppure ogni parola, ogni sguardo ed ogni interazione, trasmette una profonda tristezza.

L’indimenticabile scena di Sissy, intenta a cantare sulle note di un jazz lento in un lussuoso locale, mentre il fratello Brandon la osserva con occhi pieni di lacrime non parla, nel senso stretto della parole, perché a parlare sono le immagini. Noi non sappiamo nulla e fino alla fine continueremo a sapere nulla, eppure il livello empatico è stato così elevato da sentire le budella contorcersi sul tragico finale.

AH… FASSBENDER!

Non è la prima volta che McQueen si rivolge a al nostro caro carissimo rosso di fiducia e, come volevasi dimostrare, non ci ha deluso. Io non smetterò mai di elogiare le doti attoriali di quest’uomo, neanche il giorno in cui -finalmente, spero- si guadagnerà l’Oscar che tanto merita. Non è neanche necessario che stia qui io, una nessuno, a dirvi quanto sia stato bravo in questa pellicola, vi basta sapere che per la sua performance ha vinto la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile.

Brandon, il personaggio da lui interpretato, risulta distante, impossibile da comprendere, eppure viviamo le sue emozioni semplicemente grazie allo sguardo di Fassbender, che specialmente nelle scene finali da il massimo di sé.

CONCLUSIONI

Questo è un film esplicito, crudo, che personalmente non mi sento di consigliare a chiunque, specie a chi fatica a mantenere l’attenzione alta in un film privo di scene d’azione. La pellicola risulta infatti molto lenta, come se volesse raccontare una storia senza però arrivare al punto, e questo può essere frustrante per molti. E’ una cosa che io ho invece apprezzato molto, perché non si svena nel tentativo di dare spiegazioni, ci mostra solo lo scorcio di due vite profondamente legate tra loro, circondate da traumi e disturbi conseguenti. E’ un film privo di morale o di lieto fine ed è bene che chiunque sia interessato alla visione di Shame, incuriosito o meno da questa recensione, lo tenga a mente. 

Voto: 8/10

Alicia.

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