ATTACK ON TITAN

Conosciuto ai più col nome di “L’attacco dei Giganti”, si è da poco chiusa la terza stagione dell’anime tratto dall’omonimo manga Shingeki no Kyojin.
Tuttavia, questa recensione non sarà sulla terza stagione ma sull’anime in generale; in modo da poter invogliarvi alla visione (si spera) di questa trasposizione animata di uno dei manga più venduti dell’ultimo decennio.

Breve trama senza spoiler

Siamo in un medioevo alternativo e la razza umana è decimata dall’avvento dei giganti, che attaccano gli umani per cibarsene. I sopravvissuti sono costretti a rifugiarsi all’interno di tre muri concentrici: il Wall Maria, il Wall Rose, e il Wall Sina, il cui scopo è proteggere rispettivamente la zona agricola, quella commerciale e quella amministrativa. Le mura hanno permesso alla popolazione sopravvissuta di godere di un secolo di pace, al sicuro da altri eventuali attacchi. Tuttavia, si fanno sempre più insistenti le richieste di un’istituzione di un corpo speciale di ricognizione in grado di avvertire e proteggere la popolazione in caso di attacco da parte dei giganti.
In questo scenario utopicamente calmo, vivono tre adolescenti: Eren, Mikasa e Armin.
Spinti dalla curiosità si avventurano verso Wall Maria, ma una volta arrivati avviene qualcosa che cambierà profondamente le loro vite, e inizierà ad influenzare la loro visione del mondo.

Pareri contrastanti della critica

Anche se a grandi linee la critica ha mostrato gradimento nei confronti dell’anime, non tutti sono d’accordo.
Alcuni ne definiscono il ritmo “troppo lento e incostante”, che tiene col fiato sospeso per un episodio e per i tre successivi suscita solo noia, altri criticavano la direzione sostenendo che si trattasse di un prodotto “sgradevole e rozzo”.
Si trattano tuttavia di voci fuori dal coro: a più riprese, l’adattamento anime risulta “interessante”, “memorabile”, “ricco di suspense”e “imprevedibile”.
L’aspetto maggiormente lodato non è stata solo la trasposizione delle scene di azione, frenetiche e dinamiche; ma anche la cura per gli sfondi. Aumentano il senso di realismo e l’esplorazione della natura umana, attraverso il tratteggio di una società in cui vige il classismo e il darwinismo sociale, i cui personaggi sono ripetutamente confrontati con situazioni che li portano a mettere in discussione la loro moralità.

Design dei personaggi

Altro punto a favore della serie, è la caratterizzazione dei personaggi.
Il design dei protagonisti delle vicende è più naturale e migliore rispetto a quello dei manga, seppur mantenendone il segno distintivo.

In poche parole, la regia è riuscita a “umanizzare” i disegni di Isayama in maniera impeccabile, totalmente adatta alla trasposizione animata di un manga in cui ogni dettaglio fa la sua parte.
Si dona iconicità ai personaggi e alle creature che ne popolano l’immaginario, trovando ancora una volta nei primissimi piani un livello di dettaglio sopraffino. Il lavoro svolto sulle movenze dei personaggi e sulle sequenze di combattimento mette in scena una fluidità eccelsa, capace di condurci nel vivo della battaglia attraverso momenti adrenalinici e inquadrature dall’impatto cinematografico.

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