KNIVES OUT – CENA CON DELITTO

 Cosa succede se prendi gli stilemi dei gialli di Agatha Christie e lo farcisci di una sceneggiatura brillante e di scelte imprevedibili? Esce fuori il nuovo film di Rian Johnson “Knives Out”, irriverente e trasformista, gioca con un grande cast a un delitto a porte chiuse il quale sembra già risolto fin dall’inizio. Ci cattura, ci ammalia fino a farci dimenticare le nostre certezze, si diverte a destabilizzare lo spettatore, si prende il suo tempo e alla fine ci sorprende con il più classico dei mezzi di narrazione.

Un giallo che si trasforma in black comedy che alla fine ritorna lì dove ci aveva condotti all’inizio, nella lussuosa villa di campagna di una famiglia disfunzionale e altolocata.

Trama:

Il patriarca della famiglia Thrombey, è morto, trovato dalla sua cameriera Marta, il giorno dopo la sua grande festa di compleanno per i suoi 85 anni, a cui era invitata tutta la sua famiglia. Tutto farebbe supporre a un suicidio, fino a quando nell’imponente villa non arriva il detective privato Benoit Blanc, e due ispettori di polizia che lo accompagnano. Non convinto della sentenza di suicidio, Le Blanc comincia una serie di interrogatori ai componenti della famiglia, che si riveleranno fondamentali, per scoprire i veri rapporti di astilo e di presa di potere sull’eredità che ognuno dei parenti, provava nei confronti di Harlan Thrombey. Un gioco di astuzie e sotterfugi, che rivela pian piano la verità sulla notte della morte del capostipite dei Thrombey guidato da uno degli investigatori più capaci e imprevedibili del XXI secolo.

IL GIALLO SI TINGE DI BLACK HUMOR

Rian Jhonson utilizza in maniera brillante tutti gli schemi da giallo classico; la famiglia, l’omicidio a porte chiuse, il detective privato, le supposizioni e la risoluzione finale. Ma stravolgendo con estrema maestria tutti questi paletti del genere, trasformando il suo film più di una volta. Portando lo spettatore più di una volta a chiedersi cosa effettivamente succederà da lì in poi, quando il classico intreccio da giallo diventa una brillantissima commedia condito da humor nero, il classico gioco al massacro. Ma anche dopo questa trasformazione Rian Jhonson riesce nuovamente a stupirti cambiando nuovamente le carte in tavola, trasformando nuovamente la pellicola, con inseguimenti in auto e alleanze che non ti aspetti, ed è con questa spinta che Knives out entra nel suo atto finale in cui ritorna alla concezione del giallo iniziale, la soluzione del caso, che dopo tutti gli stravolgimenti in corso d’opera riesce risultare totalmente originale allo spettatore.

Tutto ciò è coordinato alla perfezione da un regista molto eclettico che si diverte a trasformare il classico in un nuovo, mescolando un po’ la ricetta e divertendosi un mondo ad usare gli attori a sua disposizione.

UN CAST ECCELSO

La cosa che a prima vista colpisce in maniera immediata in Knives Out è l’uso del grande parterre di attori che ci mette a disposizione Rian Jhonson davanti ai nostri occhi. La grande mente del film, il detective Benoit Blanc interpretato da un ottimo Daniel Craig, che ammetto mi piacerebbe molto rivedere in qualche pellicola futura. La bravissima Ana de Armas il cui ruolo entra in contrapposizione a quello del detective grazie alla sua bontà e sincerità disarmante. E al cast che compone tutta la famiglia Jamie lee Curtis figlia del patriarca della famiglia interpretato da un 90, sempre in forma, Christopher Plummer. L’altro suo figlio, geloso del successo del padre, portato in scena da un ottimo Michael Shannon.

Toni Colette al suo meglio e grandi lodi per Chris Evans, in una performance strepitosa, e completamente inedita.

Tanti volti ma soprattutto tanti sospettati, per un classico condito da un mix di modernità e audacia nella sceneggiatura. Come era già accaduto con La La Land si richiamano le ambientazioni del passato e le atmosfere di un altro secolo, fino a quando non arriva un clacson o un evento che ci ricorda il presente in cui stiamo vivendo, anche questo è un’altra delle chiavi di successo di Knives Out.

Film brillante e anche molto politico, dal regista di “Looper” e “Star Wars: gli ultimi Jedi”, che a sorpresa di tutti sforna una delle pellicole più interessanti del 2019, firmando una sceneggiatura brillante e un nuovo modo di intendere il giallo classico al cinema.

Voto: 8/10

Irene

Irene

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