“Pulp Fiction” 25 anni dopo

Si può fare un film in cui diverse storie apparentemente scollegate tra loro si intrecciano unendo linee temporali diverse, battute scritte alla perfezione, cultura pop e scene violente che hanno un tocco di comicità, giusto quanto basta per non trasformare il film in uno splatter di serie b? Beh sì, puoi farlo se sei Quentin Tarantino, che di recente ha (ri)conquistato i cinema con il film “C’era una volta a… Hollywood”.

Ma oggi non parleremo del suo ultimo lavoro, bensì di un suo “vecchio” film, forse il primo titolo che generalmente viene associato a questo regista (nonostante non sia il primo film da lui diretto), un vero e proprio classico cinematografico di cui tutti abbiamo sentito parlare: “Pulp Fiction”.

Raccontare la trama di questo film è quasi impossibile perché ogni capitolo segue personaggi diversi e una linea temporale tutta sua, senza però risultare mai confuso, il tutto grazie all’abilità di Tarantino.

Trama

Il film inizia con una scena apparentemente senza senso poiché i personaggi che appaiono sembrano destinati ad essere i protagonisti del film, ma in realtà non lo sono: una coppia di fidanzati decide di rapinare la tavola calda in cui stanno facendo colazione; la scena seguente ci mostra due dei protagonisti del film: Vince Vegas e Jules (rispettivamente John Travolta e Samuel L. Jackson), che lavorano per un certo Marcellus Wallace, gangster di Los Angeles che di recente ha spostato un’aspirante attrice, Mia Wallace (una decisamente iconica Uma Thurman).

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Vince e Jules in una delle loro missioni, nonchè quella che si rivelerà la loro ultima insieme.

È proprio a Vince che il capo affida l’arduo compito di intrattenere la moglie per una serata che apparentemente, tra milkshake decisamente costosi e piste di cocaina, sembra andare a meraviglia, ma che si concluderà con lei in overdose e Vince che tenta di iniettarle una siringa di adrenalina senza avere la minima idea di come si faccia.

Uno strano colpo di scena….

Successivamente veniamo a conoscenza di Butch, un pugile che tiene ad un orologio regalatogli dal padre più di ogni altra cosa, tant’è che è disposto a rischiare la vita per tornare a riprenderlo nella casa in cui la sua fidanzata lo ha dimenticato; una storia alquanto strana la sua perché, nonostante sembri quasi marginale rispetto a quella di Vince e Jules, in realtà è fondamentale perché, ambientata temporalmente dopo l’ultima scena del film, ci mostra nientemeno che Butch che uccide Vince Vegas: un vero e proprio colpo di scena.

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A questo punto il film torna all’inizio: Vince e Jules si stanno occupando di un affare quando quest’ultimo sosterrà di aver assistito ad un miracolo e inizierà a convincersi di voler cambiare vita, il tutto mentre decidono di prendere in ostaggio l’unico sopravvissuto del loro “affare”, ma Vince, per errore, lo ucciderà, sporcando irrimediabilmente tutta la macchina.

Così entrano in scena altri due personaggi: Jimmie (interpretato da Tarantino stesso) e Mr. Wolf, che li aiuteranno a risolvere il casino; quando Mr. Wolf li saluta dopo essersi liberato della macchina incriminata, Vince e Jules decidono di andare a fare colazione in una tavola calda, dove una coppia di fidanzati deciderà di fare una rapina…

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Due persone coperte di sangue che hanno circa un’ora per disfarsi di un cadavere e commentano il caffè. Signore e signori, ecco a voi Quentin Tarantino.

L’iconicità di Tarantino

Se c’è un aggettivo per descrivere “Pulp Fiction” è sicuramente iconico: dalla sceneggiatura decisamente poco convenzionale alla regia sempre impeccabile, il film mescola continuamente sacro e profano (Jules, prima di uccidere qualcuno, gli recita un verso della bibbia ed il miracolo a cui sostiene di aver assistito è una sparatoria che si conclude con lui e il suo socio che massacrano il loro “attentatore”), serietà e comicità, il tutto con quel tocco di cultura pop che caratterizza Tarantino: un esempio di ciò?

La scena in cui Vince e Mia parlano delle presunte motivazioni che avrebbero spinto il marito di lei ad uccidere un uomo apparentemente innocente mentre sono in una tavola calda a tema anni ‘50, subito dopo aver discusso di un milkshake e poco prima di lanciarsi in una gara di twist. Se questo non è iconico, non so cos’altro possa esserlo.

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Unica parola per descrivere questa scena: iconica.

Com’è cambiata la visione delle serie tv?

Un tema che nel film viene discusso rapidamente all’inizio, ma sul quale voglio soffermarmi è quello delle serie tv: in una delle prime scene, Jules racconta a Vince che Mia Wallace ha recitato nel pilot di una serie tv, che però non è mai stata portata a termine poiché il primo episodio (il pilota, appunto) non ha avuto successo e Vince afferma di non avere alcun interesse per le serie tv, che si capisce reputa decisamente inferiori al cinema.

Quello che mi ha colpita di questo discorso è il fatto che alla fine le serie tv hanno avuto un’evoluzione qualitativa totalmente inaspettata: da prodotto nettamente inferiore ai film proiettati sul grande schermo che erano nel 1994 (anno di uscita del film), sono diventate non solo molto più popolari del cinema, ma hanno anche attirato l’attenzione di grandi registi e sceneggiatori e lo stesso Tarantino ha affermato, durante un’intervista recente, di non escludere l’idea di scrivere qualcosa per la televisione in futuro. Un’ evoluzione a dir poco sorprendente, non vi pare?

Certi tabù non cambiano mai

Una delle scene che più mi hanno colpita è quella in cui Butch salva Marcellus Wallace (che in quel momento vuole ucciderlo poiché il primo ha infranto un accordo che avevano) da uno stupro.

Ebbene sì, Tarantino ci mostra una scena in cui ad essere stuprato non è una donna, ma un uomo; se lo stupro femminile è ancora un argomento abbastanza tabù, quello maschile lo è decisamente di più: è un qualcosa di cui non si parla, che esiste, ma si finge non sia così e se molte donne non denunciano la violenza subita, praticamente nessun uomo lo fa poiché va contro l’idea di forza e virilità che tendenzialmente è associata con l’essere “maschio”. Quello che ci mostra Tarantino, al contrario, è un uomo forte e sicuramente virile che mostra la sua forza al suo stupratore dandogli una morte atroce, ribadendo la forza ed il potere che ha su di lui.

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Nonostante siano passati 25 anni dalla sua uscita, “Pulp Fiction” resta uno dei film più amati (e iconici) di sempre ed il fatto che il suo venticinquesimo anniversario sia stato “celebrato” su quasi tutti i social, è un chiaro segnale che il film che vinse l’Oscar per miglior sceneggiatura originale è un vero e proprio classico del cinema, uno di quei film con cui chiunque decida di dedicare il suo percorso di studi alla settima arte si scontrerà, prima o poi. Ormai possiamo dirlo, 25 anni dopo la sua uscita, “Pulp Fiction” occupa un posto nell’Olimpo dei grandi film e Quentin Tarantino in quello dei grandi registi.

-Anna

Anna

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