IT: CAPITOLO 2

Tratto dall’omonimo romanzo del “Re del Terrore”, Stephen King, Andy Muschietti — pupillo dell’incredibile Guillermo Del Toro, dirige IT: Capitolo 2.

TRAMA

Derry, Maine,
27 anni dopo.
Il club dei Perdenti: Bill, Richie, Eddie, Mike, Ben, Stan e Beverly, si riunisce di nuovo, per mantenere la promessa fatta decenni prima: ritrovarsi per combattere ancora, forse per l’ultima volta, Pennywise, il clown che ha infestato le loro vite e i loro incubi per molto tempo.

Giuriamo che se ‘It’ non è morto, e se mai dovesse tornare, torneremo anche noi.

— Bill Denbrough

“IT 2 NON FA PAURA”

A giudizio di molti, il “secondo IT” non fa paura, a mio avviso, fa ancora più paura! Perché questa volta il terrore viene da un posto dove nessun altro può entrare per aiutarci: dentro di noi.
La vera paura non è quella che viviamo guardando mostri spaventosi in televisione, ma quella che viviamo guardando noi stessi. Il giudizio che abbiamo di noi, i sensi di colpa, sono queste le vere paure che affrontiamo ogni giorno.
Muschietti, sulle orme di Stephen King, ha ribaltato il genere horror, facendo sì che il clown terrificante facesse solo da sfondo, non rendendolo più il centro dello “spavento” dello spettatore, avendo così la possibilità di focalizzarsi sull’aspetto psicologico.
Muschietti è tornato ad utilizzare gli elementari jumpscare, ma solo per sottolineare che il vero horror non è tutto lì, sulla superficie, che svanisce non appena lo spavento è passato, ma rimane, nel profondo, dentro di noi, finché non troviamo il coraggio per affrontarlo personalmente.

Dopotutto, Pennywise è proprio questo: è l’incarnazione della paura. Lo conosciamo con la famosa forma di pagliaccio con il sorriso maligno, ma ne può assumere diverse, adeguandosi alla paura più intima della preda che sta cacciando, per catturarla e farla impazzire.
Il terrore è ciò di cui si nutre ed è egli stesso terrore, un circolo vizioso che rende quasi impossibile capire come fermarlo. Vediamo, infatti, i Perdenti alla ricerca di un modo per porre fine a questo incubo, che dura da generazioni.

Galleggiano, galleggiano tutti e anche tu galleggerai. 

— Pennywise

DOBBIAMO AFFRONTARE LA PAURA, MA NON DA SOLI

Ambientato nella nostra epoca, il secondo capitolo di IT ci porta nelle vite del Club dei Perdenti cresciuti, cambiati, ma perfettamente combinati come pezzi di un puzzle. Ognuno di loro si ritroverà ad affrontare, come 27 anni prima, la propria paura, questa volta però con una consapevolezza maggiore, che viene quando si abbandona l’infantilità della gioventù e si diventa adulti.

Ci vengono mostrate diverse paure: il senso di colpa di Bill e Mike, l’ipocondria di Eddie, l’insicurezza di Ben, l’incapacità di accettare il proprio orientamento sessuale di Richie e la vergogna di Bev; ognuna delle quali è nata da eventi traumatici, da genitori che hanno comunicato sensazioni sbagliate ai propri figli e da altri motivi che rendono nessuna di queste paure meno importante delle altre.
Con una serie di flashback, Muschietti ci fa fare avanti e indietro tra presente e passato e ci fa vedere che, anche dopo 27 anni, le paure sono sempre lì con noi se non le prendiamo di petto. Dobbiamo reagire ad esse, in prima persona, ma, con le parole di Stephen King, il regista ci aiuta a capire che nulla va affrontato da soli, l’unione fa la forza e l’amicizia è la mano che ti aiuta a rialzarti.

ASPETTI TECNICI

Ho trovato la scenografia ottima, specialmente nei colori utilizzati per lo stacco presente-passato, che permettono di mantenere un filo conduttore con il film precedente. Durante il film ripercorriamo i luoghi clou della vita dei ragazzi, li vediamo com’erano e come sono oggi, facendoci provare anche un pò di nostalgia. Un grazie alla cura dell’ambientazione della famosa e fittizia cittadina di Derry.

Le scene con Pennywise sono state ben calibrate: né troppe né poche; terrificanti, ma bellissime e perfettamente curate: dalle luci, ai dialoghi, al costume del clown. Dopotutto ci si aspetta solo un buon lavoro da un attore come Bill Skarsgård, che è riuscito a rendere incredibilmente espressiva una maschera di trucco, specialmente dopo aver dato vita all’inimitabile “sorriso alla Pennywise”.

Ma Skarsgård non è il solo membro del cast degno di nota. Questa volta ci ritroviamo davanti ad un cast adulto e affermato, in cui riponiamo certezze e da cui non siamo stati delusi, nonostante qualche sfumatura. Cinque stelle vanno a Bill Hader, che è riuscito a caratterizzare al meglio sotto ogni aspetto il suo personaggio, Richie. Quattro stelle le affiderei al resto del cast: James Ransone (Eddie), Isaiah Mustafa (Mike), Jay Ryan (Ben), Jessica Chastain (Beverly), escluso James McAvoy, ne merita tre.

James nella sua carriera da attore ci ha regalato performance indimenticabili, è senza dubbio uno dei migliori attori che abbiamo oggi, ma il suo Bill è stato un pò piatto, bidimensionale, troppo occupato ad essere tormentato per avere tempo di far emergere la sua personalità. Le doti attoriali di McAvoy si sono confermate anche con questo film, ma sicuramente la scrittura del suo personaggio non è stata d’aiuto per eccellere come suo solito.

OMAGGI

Un piccolo spazio ma significativo, va riservato alla mente geniale di Stephen King, notando il suo cameo nel film per seguire le orme del maestro del cinema horror Alfred Hitchcock.
Forse passerà inosservato, ma IT 2 non ci ha solo omaggiato della presenza di King in persona, ma ci ha regalato anche un tuffo nel passato con una scena ispirata a Shining, romanzo scritto dallo stesso Stephen King.

IN CONCLUSIONE

Il secondo capitolo di IT è un riuscito horror introspettivo e sicuramente soddisfacente per i fan del libro, grazie al lavoro di Muschietti di inserire gran parte del romanzo senza creare confusione.
IT 2 è uno spaventoso e strano mix di emozioni che ti coinvolge e che consiglio vivamente di provare.

VOTO: 8/10

Cami

Camilla

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